
New Cinemagraphs from Jamie Beck and Kevin Burg! These’ll have you staring.
via laughingsquid
Il vice ministro Miche Martone ha detto: “Chi si laurea a 28 anni è uno sfigato“.
E’ la parola “sfigato” che non mi piace. Anche se usata per provocare, anche se volutamente esagerata.
Crea clima da competizione, crea ansia. E divide chi pensa di arrivare alla laurea in tempi brevi da chi dovrebbe prendere atto, a sedici anni, che è meglio imparare un mestiere che studiare.
Gli intelligenti dai meno intelligenti, i bravi dai negligenti, i ricchi dai poveri. Sì anche i ricchi dai poveri. Perché c’è anche chi si laurea a 28 anni perché ha lavorato. O perché ha faticato di più di chi è cresciuto in famiglie colte e piene di libri.
Discorsi vecchi? Forse. Però la parola “sfigato” proprio non voglio sentirla.

E’ da venerdì notte che non riesco a togliermi dalla testa i minuti in cui la Costa Concordia punta verso il Giglio e poi vira, troppo tardi, a destra. Immagino il comandante Schettino al timone come un diportista che punta sugli scogli per poi far vedere come è bravo a evitarli di un soffio. E’ lui il colpevole, l’irresponsabile, il folle.
Ma stamattina leggendo quello che avrebbe detto al magistrato (”Si, volevo fare l’inchino al comandante Palombo”), mi sono fermato un attimo.
Eh no, mi sono detto. Schettino avrà tutte le colpe che verranno provate, ma c’è qualcos’altro che non va, di ancora più grave.
Ci si accorge solo adesso di queste manovre di inchino? Nel passato le Capitanerie le hanno autorizzate? Oppure hanno chiuso un occhio? Perché? Quali occhi si sono chiusi? E la Costa? Non sapeva di quei pericolosi passaggi? Li ha mai esplicitamente vietati?
Sembra che Schettino abbia parlato di questa manovra di inchino quasi a sua giustificazione, come fosse cosa normale e lecita, solo che ha sbagliato a prendere le misure. Come dire: l’errore non è nell’inchino, ma nel come è stato compiuto.
E’ l’illecito che diventa lecito per consuetudine e inettitudine.
E adesso? Il doppio no della Consulta, anche se prevedibile, significa Porcellum per sempre? Teoricamente no. Basta leggere le dichiarazioni di queste ore e l’indiscrezione secondo la quale la stessa Consulta ne raccomanderebbe l’abolizione per trovare conforto.
Ma è un conforto teorico, appunto. Perché quella legge è talmente funzionale alle burocrazie dei partiti che è molto elevato il rischio che, alla fine, nessuno la cambi.
Ma noi, semplici cittadini, quella legge non la volevamo e non la vogliamo perché ci toglie un diritto fondamentale. Quello di scegliere chi ci deve rappresentare in Parlamento.
E allora, noi cittadini, dobbiamo urlare, urlare e urlare finché il Porcellum non verrà spazzato via.
Urlare cosa? una parola molto semplice
#NOPORCELLUM
Nei blog, su facebook, su twitter, per la strada, nelle case, al mare, in montagna, nei negozi….
E se la Corte Costituzionale dice no al referendum sulla legge elettorale? Colpo di spugna sul milione e duecentomila firme e avanti con il Porcellum come se niente fosse, perché tanto si sa che ai partiti non conviene cambiare una legge che riserva a loro il potere di “nominare” i parlamentari?
No, proprio no. La rivolta contro il Porcellum che ha portato a quella montagna di firme e che ora sta animando il web (vedi qua sotto il dibattito che si sta sviluppando su twitter intorno a #noporcellum) non può e non deve finire in un nulla di fatto. Perché una nuova, seria, onesta legge elettorale è uno dei pilastri su cui deve poggiare l’Italia prossima ventura
I partiti, nessuno escluso, hanno l’obbligo politico di sedersi intorno a un tavolo e trovare una legge che restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
E i cittadini hanno il dovere-diritto di fare tutto il possibile perché questo accada. Facendo sentire la propria voce in tutti i modi possibili. Parlando, urlando, scendendo in piazza. Sul web con i blog, con twitter, con facebook, commentando e intervenendo