Archivi Tag: Unione europea

Una pessima idea

Questa mattina, la mattina della Brexit, sono andato a rileggermi il "Manifesto di Ventotene". Lo scrissero tre confinati d'eccezione: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Lo scrissero nell'agosto del 1941 quando gli Stati Uniti non erano ancora  entrati in guerra e la Germania stava invadendo l'Unione Sovietica. Oggi quelle loro parole sono considerate, come sappiamo, il primo passo verso l'Europa unita, una sorta di suo atto fondativo.

Ho pensato fosse una buona idea, la mattina in cui il disegno europeo fa il suo primo, gigantesco passo indietro, tornare su quelle pagine scritte 75 anni fa.

Invece è stata una pessima idea, una di quelle che mettono di cattivo umore. Rileggere quelle pagine fa capire quanto l'Europa di oggi sia lontana da quella visione. E mette paura, dà fondamenta alla preoccupazione che quello britannico sia solo un primo mattone che si stacca.

Rileggiamo insieme un passaggio cruciale: "Il punto sul quale essi (le forze conservatrici, Ndr) cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico (...) Se raggiungessero questo scopo avrebbero vinto. Fossero pure questi stati in apparenza largamente democratici o socialisti, il ritorno del potere nelle mani dei reazionari sarebbe solo questione di tempo. Risorgerebbero le gelosie nazionali e ciascuno stato di nuovo riporrebbe la soddisfazione delle proprie esigenze solo nella forza delle armi. Loro compito precipuo tornerebbe ad essere, a più o meno breve scadenza, quello di convertire i loro popoli in eserciti. I generali tornerebbero a comandare, i monopolisti ad approfittare delle autarchie, i corpi burocratici a gonfiarsi, i preti a tener docili le masse. Tutte le conquiste del primo momento si raggrinzerebbero in un nulla di fronte alla necessità di prepararsi nuovamente alla guerra".

La strada per evitare esiti così catastrofici è scritta più avanti, ed è lo spirito che anima tutto il manifesto. Mettere al centro della costruzione europea il cittadino, i suoi bisogni, il suo diritto all'uguaglianza. E' proprio quello che la nostra Europa ha fatto di meno. E che, invece, deve cominciare a fare di più. E da subito.

 

 

Parole sante

Parole sante quelle pronunciate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a margine dell’incontro con il presidente uscente della commissione Ue, Manuel Barroso.

L’Europa deve parlare in modo più chiaro, documenti e discorsi devono poterli capire tutti, dobbiamo “liberarci tutti da un centro codice cifrato”, ha detto in sostanza il presidente.

Matteo Renzi, nel suo primo discorso da presidente di turno, ha fatto un piccolo passo in questo senso: ha messo da parte elenchi programmatici complessi e ha cercato di essere diretto ed esplicito, di farsi capire da tutti. Ma Napolitano si riferisce a molto altro. Al linguaggio da casta che deve imparare chi ha a che fare con l’Europa. A quei modi di dire, “cifrati” appunto, che dovrebbero essere messi da parte per chiamare ciascuna cosa nel modo più semplice e comprensibile. A documenti che invece di spiegare e creare consenso, creano un fossato tra l’istituzione europea e i suoi cittadini.

Forse può non essere uno degli obiettivi principali del semestre italiano. Ma un qualche segnale, bello forte, in questa direzione potrebbe davvero far capire che l’Europa ha deciso di cambiare, di avvicinarsi di più ai propri cittadini.