Archivi Tag: turchia

Strategia della tensione

E' stata una fitta  alla bocca dello stomaco. Immediata, intensa, brevissima. L'ho provata quando, dopo aver ho letto le prime notizie in arrivo da Ankara sulla bomba, ho guardato il breve video girato da uno dei manifestanti.

Ragazzi che manifestano cantando. E poi l'esplosione, terribile, devastante.

Come in Italia tanti anni fa. A Brescia, a Milano, sui treni... Io allora avevo vent'anni, come i ragazzi di Ankara. E la mia generazione visse quelle bombe come una terribile ferita alla nostra convivenza pacifica e civile.

Le chiamarono le bombe della strategia della tensione. Una strategia ideata e realizzata da forze oscure, collegate con gangli vitali dello Stato. Per terrorizzare, destabilizzare, tenere lontani dal potere gli italiani, comunisti o no, che volevano un'Italia migliore. Davvero democratica, rispettosa e garante dei diritti di tutti.

Quella strategia, alla fine, venne denunciata, combattuta, sconfitta. A caro prezzo e dopo non pochi anni.

In Turchia i cittadini sanno già quello che è successo davvero ad Ankara. Sono scesi in piazza, poche ore dopo, gridando "Stato assassino".

L'augurio è che facciano prima, molto prima di noi a sconfiggere la loro strategia della tensione. Per riprendere a cantare dal punto in cui si sono interrotti neri mattina.

 

#TwitterisblockedinTurkey

Bisogna soffermarsi anche solo un minuto a riflettere su quello che sta accadendo dopo la decisione di Erdogan  di “bloccare” twitter in Turchia.

Cliccate qua. Anche chi non ha un account twitter e non frequenta il social network può rendersi conto della marea di proteste che si stanno rovesciando da tutto il mondo sul governo turco. Ma oltre che di proteste la rete si è riempita di istruzioni tecniche su come aggirare il blocco. Il risultato è stato un significativo aumento del traffico di tweet dalla Turchia.

Può piacere o meno l’uso di twitter. Lo si può considerare un modo nevrotico di vivere la vita. Ma è diventato un linguaggio planetario, un alfabeto morse che tutti conoscono, al quale tutti possono accedere e che vaga per l’atmosfera senza che nessuno lo possa fermare. Se qualcuno spegnesse i server che tengono in vita il microblogging altri se ne accenderebbero. E così via in una sorta di moto perpetuo che risponde a un bisogno primario.

Quello di comunicare, di esprimere il proprio pensiero, di essere informati. E questo vince su tutto, è una forza inarrestabile, da sempre.

Quella frase di Erdogan, “Sradicheremo twitter” è molto più che patetica. E’ un drammatico sintomo di ignoranza.