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La promessa di Matteo

1“Noi non vivremo più la pagina vissuta nel 2008. Non manderemo a casa, come accaduto a Romano Prodi, il governo del centrosinistra”. Lo ha detto Matteo Renzi al comizio per Pierluigi Bersani. E ha aggiunto una frase che andrebbe scolpita da qualche parte: “Abituiamoci alla lealtà”. Come dire: ho combattuto contro Bersani, ha vinto lui, adesso sono con lui per vincere insieme e insieme restare. Due dichiarazioni che andrebbero sottoscritte da tutti coloro che si sentono di centrosinistra e che voteranno una delle tre sinistre, come le ha chiamate Giancarlo Bosetti in un articolo per Repubblica: Pd, Sel e Rivoluzione civile. Due dichiarazioni che andrebbero sottoscritte da tutti coloro che le tre sinistre porteranno in Parlamento. Altrimenti si rischia di rivedere l’orrendo film già visto. Una sinistra che vince e poi, da sola, si butta giù dal podio.

Sono di sinistra perché…

Ieri sera, durante il divertente TgZero di Radio Capital, a un ascoltatore autodefinitosi di sinistra (“Sono stato in Lotta Continua”) i conduttori Vittorio Zucconi ed Edoardo Buffoni hanno chiesto cosa c’è di diverso tra lui e uno di destra. Insomma, che cosa vuol dire oggi essere di sinistra. L’ex Lotta Continua, senza molta decisione e pensandoci un po’, ha detto che essere di sinistra vuol dire soprattutto mettere la persona al centro delle cose, della politica.

Forse è vero, ma non mi ha convinto. O almeno non mi è sembrato sufficiente. Così ho passato parte della serata a discuterne con cinque amici-amiche con cui mi sono visto in pizzeria.

Tutti di sinistra e tutti in difficoltà a spiegare con semplicità e chiarezza che cosa voglia dire, oggi, essere di sinistra. Anche io ho fatto i miei ragionamenti e i miei esempi, senza convincere molto nemmeno me stesso. Ed è per questo che sintetizzo qui i tre “essere di sinistra” che al momento di lasciare la pizzeria sono rimasti sul tavolo come esempi più concreti di altri. Tre piccoli spunti di discussione.

–   Sono di sinistra perché penso che gli ospedali non siano aziende che devono andare in pari o in utile, ma strutture al servizio dei cittadini il cui utile è nelle vite salvate e nelle vite migliorate, non nei bilanci.

–   Sono di sinistra perché quando sento un ragazzino con la pelle scura parlare italiano, magari con una inflessione dialettale, mi viene un groppo in gola. Non per la disperazione, ma per la gioia di vedere la mia lingua diventare una lingua che va oltre le razze e la pelle.

–   Sono di sinistra perché sono convinto che il lavoro sia anche un diritto che lo Stato non può lasciare in balìa dei mercati.