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#nopareggio

L’intervento, chiaro e forte, del presidente della Repubblica per sollecitare i partiti a varare una nuova legge elettorale è uno di quegli eventi attesi che dovrebbe dare una certa serenità.
Forse questa volta si riesce davvero a mandare a casa il porcellum, ad avere una buona legge che dia stabilità di governo e possibilità di scelta reale dei parlamentari.
Così viene da pensare e sperare.
Ma c’è un rischio. Molto alto.
Il rischio pareggio.
L’appello di Napolitano è di quelli così secchi che difficilmente i partiti potranno ignorarlo portandoci a votare con il porcellum.
Ma se finora si sono persi in trattative inconcludenti è perché tutti, chi più chi meno, hanno in testa solo il proprio destino. E quindi vorrebbero una legge che li faccia vincere, o che almeno non faccia vincere troppo l’avversario, che lasci ai margini Grillo, che dia alla Lega ma senza esagerare, che faccia scegliere ai cittadini, ma fino a un certo punto.
Ecco, questo è il rischio pareggio. Il rischio cioè che Pd, Pdl e Udc, i tre partiti che hanno in mano le carte principali di questa partita ci regalino una legge peggiore, se possibile, del porcellum.
Una legge cioè incapace di fare uscire dalle urne una maggioranza stabile con numeri sufficienti a governare per il tempo di una legislatura.
E’ un rischio altissimo. Gli elettori continuerebbero a non contare niente e i partiti si ritroverebbero tra le mani un inutile potere di trattativa per formare fragili coalizioni. Prospettive che mettono paura.
Per questo diciamo chiaro e forte #nopareggio.

Piccoli passi

“Ma che bisogno abbiamo dei politici? I professori stanno facendo in un pugno di giorni quello che loro non hanno fatto in anni”. Una, due, tre volte. Alla quarta volta che mi sono sentito fare questo discorso con l’aggiunta “Io la prossima volta non vado a votare”, sono insorto.

Eh no. La battaglia da combattere adesso è proprio questa. Troppo comodo adagiarsi al freddo ed efficiente agire di un gruppo di grandi persone. Senza un vero dibattito politico. Senza un serrato confronto su quale vita vogliamo per noi e, soprattutto, per i nostri figli.

Dobbiamo rimettere la politica al suo posto. Si badi bene, la politica, non per forza i politici che ci sono adesso.

Come? A passi magari piccoli, ma decisi. Ne ho abbastanza chiari due, ma altri ne possono essere individuati.

Il primo è non permettere, noi singoli cittadini, che resti in vigore la legge elettorale chiamata Porcellum. Arrivando sino alla piazza per costringere questo Parlamento a varare una legge che riconsegni ai cittadini il diritto alla scelta dei propri rappresentanti.

Il secondo è non lasciare ai partiti, anche con una nuova legge elettorale, la scelta dei candidati al Parlamento. Imporre cioè a tutti il meccanismo delle primarie. Solo così potremo sperare di avere una nuova, giovane e determinata classe politica.

Che riprenda, insieme a tutti noi, a fare Politica

“Ma che bisogno abbiamo dei politici? I professori stanno facendo in un pugno di giorni quello che loro non hanno fatto per anni”. Una, due, tre volte. Alla quarta volta che mi sono sentito fare questo discorso con l’aggiunta “Io la prossima volta non vado a votare”, sono insorto.

Eh no. La battaglia da combattere adesso è proprio questa. Troppo comodo adagiarsi al freddo ed efficiente agire di un gruppo di grandi persone. Senza un vero dibattito politico. Senza un serrato confronto su quale vita vogliamo per noi e, soprattutto, per i nostri figli.

Dobbiamo rimettere la politica al suo posto. Si badi bene, la politica, non per forza i politici che ci sono adesso.

Come? A passi magari piccoli, ma decisi.

Il primo è non lasciare, noi singoli cittadini, che resti in vigore la legge elettorale chiamata Porcellum. Arrivando sino alla piazza per costringere questo Parlamento a varare una legge che riconsegni ai cittadini il diritto alla scelta dei propri rappresentanti

Il secondo è non lasciare ai partiti, anche con una nuova legge elettorale,la scelta dei candidati al Parlamento. Imporre cioè a tutti il meccanismo delle primarie. Solo così potremo sperare di avere una nuova, giovane e determinata classe politica.

Urlare, urlare e urlare

E adesso? Il doppio no della Consulta, anche se prevedibile, significa Porcellum per sempre? Teoricamente no. Basta leggere le dichiarazioni di queste ore e l’indiscrezione secondo la quale la stessa Consulta ne raccomanderebbe l’abolizione per trovare conforto.
Ma è un conforto teorico, appunto. Perché quella legge è talmente funzionale alle burocrazie dei partiti che è molto elevato il rischio che, alla fine, nessuno la cambi.
Ma noi, semplici cittadini, quella legge non la volevamo e non la vogliamo perché ci toglie un diritto fondamentale. Quello di scegliere chi ci deve rappresentare in Parlamento.
E allora, noi cittadini, dobbiamo urlare, urlare e urlare finché il Porcellum non verrà spazzato via.
Urlare cosa? una parola molto semplice

#NOPORCELLUM

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