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Non ce lo chiede l’Europa

“Non dirò mai perché l’Europa ce lo chiede”.

E’ forse questa la frase di Mario Monti che più di altre, o meglio di altre, segna con forza la discontinuità con il nostro recente passato. Ci dice che il nostro paese non è terzo rispetto all’Europa, che l’Italia concorre in modo determinante a formare la volontà dell’Europa.
Un bel passo avanti che non attenua l’angoscia di queste ore ma ci restituisce un po’ di consapevolezza, un po’ di dignità.

Il prossimo passo, presidente Monti, è sui costi della politica. Un passo che dovrebbe essere bello lungo e deciso.

twitter @PierVittBuffa

L’ultimo simbolo

Per il momento godiamoci questa scena. Mario Monti accanto a Sarkozy e Merkel illustra quello che l’Italia sta per fare raccogliendo consensi e apprezzamenti. Attenti commentatori (vedi Gerardo Pelosi sul Sole24Ore) hanno sottolineato che a Strasburgo non è nato nessun direttorio europeo a tre. E probabilmente è vero. Ma dopo i sorrisini e le battute degli ultimi mesi è un altro vedere, un altro modo di di sentirsi parte di un gigantesco problema che non è solo nostro.

Ma questo, e lo sa bene il presidente del Consiglio, è l’ultimo momento-simbolo sul quale ci si può crogiolare per dirci che tutto sta cambiando in Italia.

Ora deve inziare la navigazione. Veloce e tesa, come una bolina tra gli scogli con un bel po’ di nodi di vento.

Un paese normale

“Mi sembra di essere tornato in un paese normale”.

Almeno tre persone  con cui ho parlato ieri, dopo il giuramento del governo Monti, ha usato una frase di questo tipo per commentare la giornata.

Osservazione all’apparenza banale, da bar sport, anche un po’ qualunquista. Che viene però da un bisogno diffusosi in modo esponenziale, soprattutto negli ultimi mesi.

“Avevamo e abbiamo bisogno di quelle frasi, di toni severi ma rassicuranti, di facce non ridanciane ma concentrate, di silenzi, di comportamenti rispettosi”, ha detto uno dei miei tre interlocutori.

E un altro ha aggiunto. “Adesso un governo così, in un paese normale, dovrebbe fare, come prima cosa, quello che tutti si aspettano: tagliare in modo netto e visibile i costi della, politica, anche se non sarà certo questo a tirarci fuori dai guai”.

Difficile non condividere un ragionamento del genere