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Alla radice del marcio

Tra le tante intercettazioni ambientali che suffragano la "grande retata romana" ne ho scelta una. Per concentrarsi bene, per capire, dalle poche parole che dice un braccio destro di Massimo  Carminati, di cosa si sta parlando, di cosa si occupavano gli accusati, quali erano gli interessi che arrivavano al cuore della politica della capitale del nostro paese.

"Si fanno più soldi con gli immigrati che con la droga".

Soffermiamoci su questo concetto, cerchiamo di coglierne la forza eversiva.

E diciamoci con grande franchezza che chiunque  cercasse di ridurre quello che è successo a Roma a un problema locale o, ancora peggio, semifolcloristico, sarebbe decisamente fuoristrada.

La qualità e l'intensità del disegno criminoso richiedono la massima attenzione, a tutti i livelli.

Bene ha fatto la presidente della Camera a intervenire con decisione.

Bene farebbero governo e ministri interessati a mettere in campo tutte le risorse possibili per andare alla radice del marcio.

Il coraggio di Angela

Una ragazza di 17 anni contro i clan mafiosi. E’ questa la semplice ma straordinaria storia che questa settimana racconta l’Espresso con un articolo di Lirio Abbate.

Alla ragazza è dato un nome di fantasia, Angela.

Ma non è di fantasia il nome di suo padre, il boss Matteo Messina Denaro , capomafia trapanese ricercato da vent’anni e accusato di decine di delitti.

Angela non ha mai visto il padre e, racconta l’Espresso, ha sempre vissuto nella casa della nonna paterna. Sorvegliata a vista, lei e la madre, dagli uomini del clan. Alla madre, per esempio, “veniva concesso di vedere da sola una delle sue più care amiche una volta l’anno lungo una spiaggia, in modo da essere controllata anche a distanza”. Una vita da segregate, da prigioniere.

Angela adesso ha detto basta. Vuole una vita normale e ha “imposto alla madre di lasciare la casa della nonna e cominciare una vita autonoma”.

Un gesto normale in un mondo che non è normale. Quindi un gesto di eccezionale coraggio.