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#20maggiosenzamuri

20maggio_locaOggi non sono a Milano. Ci sono passato due giorni fa e, se avessi potuto, ci sarei rimasto volentieri fino a oggi, 20 maggio, per partecipare alla grande marcia contro tutti i muri e  le divisioni, per l'accoglienza. Perché oggi, per le strade della città, ci sono tutti coloro che pensano che la "partita" delle migrazioni non si gioca con la violenza e la chiusura. Ma con le buone regole, l'umanità, l'integrazione.

E con questo post che, per quello che può contare, lo considero come la mia personale adesione al "20 maggio senza muri", voglio ricordare un passaggio dell'intervento di Emma Bonino al Lingotto, lo scorso 11 marzo. Il passaggio in cui ricorda quando Nelson Mandela le disse “Sai, se ci sono i moscerini in un grande stagno, i fucili non servono. Forse è meglio bonificare lo stagno”. "E io credo", ha chiosato la leader radicale, "che dobbiamo bonificare lo stagno riducendo l’ irregolarità, la clandestinità, il lavoro nero, le donne nigeriane costrette a prostituirsi, i minori non accompagnati che non sappiamo dove sono finiti. Ma per fare questo noi dobbiamo soprattutto prosciugare il nostro stagno di paura, pretese, stereotipi e pregiudizi: questo mi piacerebbe per governare questo Paese in un problema che sarà con noi per decenni".

Non solo Milano

barconeHa il fascino e la forza delle grandi sfide l'idea del regista Alejandro Gonzalez Iñárritu di esporre il barcone della morte a Milano, in piazza Duomo.

Il fascino perché è un'idea che spiazza e sorprende ma allo stesso tempo ti fa dire: ma certo, è la cosa più ovvia e giusta.

La forza perché vuole inserire nella vita di tutti i giorni di una grande città il segno tangibile del dolore  e della sofferenza di migliaia e migliaia di uomini, donne, bambini.

Sarà difficile, passando accanto a questo scafo blu, nel quale sono morte 700 persone, voltarsi dall'altra parte e dire: no, non mi riguarda.

Sarà difficile, molto difficile guardarlo con attenzione e dire: no, non li voglio, che restino a casa loro.

Sarà difficile, molto, molto difficile non chiedersi: come si può evitare che sempre più barconi come questo finiscano in fondo al mare?

Per questo c'è da sperare che l'idea del regista messicano con quattro Oscar venga davvero realizzata in piazza Duomo a Milano. E c'è da augurarsi anche molto di più. Che il barcone non venga poi chiuso in un hangar ma inizi un lento girovagare che lo porti nelle grandi città italiane. A cominciare da Roma.

 

Rifugiati, non basta un Nobel

Premio Nobel per la pace a Lampedusa e Lesbo, le due isole di frontiera. Le isole nelle cui acque sono morte e muoiono migliaia di persone. Le isole che, loro malgrado, sono diventate sinonimo di solidarietà e accoglienza. Lo ha proposto il regista Gianfranco Rosi, ha sottoscritto la proposta il premio Nobel Dario Fo.

Nulla da eccepire perché quella di Rosi è una di quelle idee che mettono tutti d'accordo e dalle quali è difficile dissentire. Ma sono proposte aderendo alle quali si ha la sensazione di mettere a posto la propria coscienza. "Ecco, sono talmente buono e sensibile, che sto appoggiando il Nobel alle due isole...".

No, non basta questo per mettere a posto la propria coscienza. Viviamo in un'Europa tesa e divisa, dove succedono cose come questa documentata nei due video qua sotto e descritte in questo articolo

Urla e insulti che poco hanno a che fare con regole di civile convivenza. Appoggiamo dunque la proposta di Rosi e Fo, ma non accontentiamoci, cerchiamo di combattere, ciascuno di noi nel proprio piccolo, una fobia dei propri simili che ha molto dell'animalesco e poco dell'umano. Combattiamola giorno per giorno, anche solo parlando, discutendo, convincendo. E usando le armi, come il voto, previste dalle nostre democrazie.

Il bimbo con la maglietta rossa

IndependentLa fotografia del corpicino senza vita di un  bambino non andrebbe pubblicata. Per rispetto verso il piccolo essere umano che non c'è più, verso chi lo ha messo al mondo, verso tutti gli altri bambini, verso noi tutti.

Ma per il bimbo con la maglietta rossa della spiaggia di Bodrum è diverso.

Il quotidiano inglese The Independent l'ha pubblicata pensando soprattutto al premier David Cameron, per dire che non si può più far finta di niente, che è il momento di agire.

Noi che viviamo sul pezzo di terra europea che da più tempo e più di tutti è prima meta dei migranti ne abbiamo viste tante di immagini simili. Corpi messi in fila sulle spiagge di Sicilia. Corpi alla deriva. Corpi ammassati nelle stive. Non dovrebbe impressionarci la foto del bimbo dalla maglietta rossa.

Invece non riusciamo a staccare gli occhi dalla testolina riversa, dalle piccole braccia inerti, dalle scarpe piantate nella sabbia. Perché un bimbo che muore fuggendo dalla Siria per cercare di andare in Grecia, poi forse in Ungheria, in Germania, in Inghilterra è il simbolo di una guerra globale in cui non ci saranno mai vincitori.

E dire guerra globale vuol dire guerra in cui tutti devono fare la propria parte. La nostra, quella di ciascuno di noi, è capire per davvero che gli uomini e le donne che bussano alle nostre porte non sono estranei in arrivo da un altro pianeta. Sono vittime del mondo che noi stessi abbiamo contribuito a creare e a loro dobbiamo rispetto e affetto. Un'affermazione inutile e retorica? No, rivoluzionaria.

Guardiamo e ricordiamoci


Guardiamo questo straordinario documento (realizzato da H24, idea di Mauro Parissone, regia di Roberto Burchielli, per Rai Fiction con Corriere della Sera e Marina Militare).
Guardiamolo con la maggiore attenzione di cui siamo capaci.
E ricordiamoci di tornarlo a guardare ogni volta che ci sorprendiamo, anche nostro malgrado, a passare oltre quando leggiamo o ascoltiamo di bambini, donne e uomini che annegano mentre cercano, semplicemente, una vita dignitosa.

Un video come questo

Un video come questo non deve far venire voglia di Far West, di giustizia fai da te. E nemmeno indurre solo a banali considerazioni sull’indifferenza dell’uomo comune.

Guardiamolo bene. Lì ci sono tanti cittadini italiani che vedono una loro concittadina strattonata e buttata per terra da uno scippatore ma che restano, più o meno, con le mani in mano.

Poi c’è un giovane di colore, che sicuramente non è cittadino italiano, che sta mendicando. Probabilmente è un clandestino. Ma non ha avuto dubbi. E’ scattato in difesa della signora, ha cercato, da solo, di bloccare lo scippatore.

Un video come questo andrebbe fatto vedere a chi vorrebbe ributtare a mare chi arriva sulla nostra terra, a chi fa, sulla cittadinanza, ragionamenti da Ku Klux Klan.

Tanto per essere chiari io, a quel ragazzo, la cittadinanza italiana gliela darei subito. Magari togliendola a qualche presente, così si fa conto pari…