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Parole sante

Parole sante quelle pronunciate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a margine dell’incontro con il presidente uscente della commissione Ue, Manuel Barroso.

L’Europa deve parlare in modo più chiaro, documenti e discorsi devono poterli capire tutti, dobbiamo “liberarci tutti da un centro codice cifrato”, ha detto in sostanza il presidente.

Matteo Renzi, nel suo primo discorso da presidente di turno, ha fatto un piccolo passo in questo senso: ha messo da parte elenchi programmatici complessi e ha cercato di essere diretto ed esplicito, di farsi capire da tutti. Ma Napolitano si riferisce a molto altro. Al linguaggio da casta che deve imparare chi ha a che fare con l’Europa. A quei modi di dire, “cifrati” appunto, che dovrebbero essere messi da parte per chiamare ciascuna cosa nel modo più semplice e comprensibile. A documenti che invece di spiegare e creare consenso, creano un fossato tra l’istituzione europea e i suoi cittadini.

Forse può non essere uno degli obiettivi principali del semestre italiano. Ma un qualche segnale, bello forte, in questa direzione potrebbe davvero far capire che l’Europa ha deciso di cambiare, di avvicinarsi di più ai propri cittadini.

Due presidenti e un abbraccio

santanna

“Questa è l’ultima visita del mio settennato. E sono felice che sia avvenuta qui”. Così ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Sant’Anna di Stazzema dopo l’incontro, e l’abbraccio, con il presidente tedesco Joachim Gauck.
A Sant’Anna di Stazzema, il 12 agosto 1944, nazisti, e fascisti, trucidarono circa 560 persone. I tribunali militari italiani, per quella strage, hanno condannato all’ergastolo una decina di ex SS. Molti sono ancora vivi, ma non sconteranno mai la pena, nemmeno in modo simbolico, per via di quei balletti tra Stati di cui tutti si dichiarano all’oscuro ma che sono capaci di bloccare ogni cosa.
Napolitano e Gauck hanno dimostrato, con il loro abbraccio e con le loro parole (si possono leggere qui, nella diretta multimediale del Tirreno) che gli uomini sono spesso meglio delle istituzioni che guidano o che rappresentano.
Grazie, Napolitano e Gauck.

#nopareggio

L’intervento, chiaro e forte, del presidente della Repubblica per sollecitare i partiti a varare una nuova legge elettorale è uno di quegli eventi attesi che dovrebbe dare una certa serenità.
Forse questa volta si riesce davvero a mandare a casa il porcellum, ad avere una buona legge che dia stabilità di governo e possibilità di scelta reale dei parlamentari.
Così viene da pensare e sperare.
Ma c’è un rischio. Molto alto.
Il rischio pareggio.
L’appello di Napolitano è di quelli così secchi che difficilmente i partiti potranno ignorarlo portandoci a votare con il porcellum.
Ma se finora si sono persi in trattative inconcludenti è perché tutti, chi più chi meno, hanno in testa solo il proprio destino. E quindi vorrebbero una legge che li faccia vincere, o che almeno non faccia vincere troppo l’avversario, che lasci ai margini Grillo, che dia alla Lega ma senza esagerare, che faccia scegliere ai cittadini, ma fino a un certo punto.
Ecco, questo è il rischio pareggio. Il rischio cioè che Pd, Pdl e Udc, i tre partiti che hanno in mano le carte principali di questa partita ci regalino una legge peggiore, se possibile, del porcellum.
Una legge cioè incapace di fare uscire dalle urne una maggioranza stabile con numeri sufficienti a governare per il tempo di una legislatura.
E’ un rischio altissimo. Gli elettori continuerebbero a non contare niente e i partiti si ritroverebbero tra le mani un inutile potere di trattativa per formare fragili coalizioni. Prospettive che mettono paura.
Per questo diciamo chiaro e forte #nopareggio.