Archivi Tag: Generale

L’ottimismo di Walter

Walter_Veltroni_1Walter Veltroni, primo segretario del Partito democratico, dice cose sagge e ascoltandolo si diventa, anche solo per un attimo, ottimisti sul futuro della sinistra italiana. Dice che "la sinistra deve ritrovare l'umiltà dell'unità", che "Il Pd dovrebbe recuperare il rapporto con Campo progressista e Mdp, solo questo ci permetterebbe di andare ben oltre l'attuale 26%", che un'alleanza tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi "sarebbe un errore, la forza del Pd è nella sua alternatività alla destra".

Ma sappiamo che le cose non andranno così. L'unità a sinistra è una chimera destinata, per quello che si può capire, a restare tale. E dopo le elezioni avremo una situazione politica molto diversa da quella auspicata da Veltroni. Gli ultimi sondaggi e le proiezioni su come potrebbe essere il Parlamento se venisse approvata la legge elettorale votata dalla Camera la scorsa settimana, dipingono scenari di grande instabilità: un Parlamento  diviso in tre, con nessuno dei tre schieramenti con i numeri sufficienti per governare. Si riaffacceranno ipotesi antiche (governi tecnici o del presidente) o vedremo gli schieramenti scomporsi per ricomporsi e formare maggioranze adeguate (e un'alleanza Pd-Forza Italia potrebbe raggiungere questo obiettivo).

Ma anche se sappiamo tutto questo teniamoci l'ottimismo ispirato dalle parole di Veltroni. Teniamocelo per un po' più di un attimo.

Carcere di Santo Stefano, il primo passo

160522_D8E0132Il recupero del vecchio carcere dell'isola di Santo Stefano (nella foto) può partire. Si possono iniziare a spendere i 70 milioni che arrivano da Bruxelles (fondi per lo sviluppo e la coesione) e che il governo ha destinato all'isoletta ponziana. Obiettivo: farla diventare un luogo dove si conserva e coltiva la memoria e un luogo dove si studia.

A Santo Stefano sono stati rinchiusi migliaia di ergastolani, ma anche padri della patria come Sandro Pertini e Umberto Terracini. A un miglio di distanza, a Ventotene, nel 1941, germinò l'idea di Europa. La misero per iscritto Altiero Spinelli (che nel cimitero dell'isola è sepolto), Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. E sempre a Ventotene, confinati dal fascismo, studiarono e fecero politica uomini e donne che poi scrissero la nostra Costituzione.

Giusto quindi aver individuato il piccolo arcipelago per curare e sviluppare le radici della nostra comunità. Giusto aver intercettato uno stanziamento comunitario e averlo destinato a un'operazione di questo tipo. Anche perché sono soldi che, in caso contrario, probabilmente non sarebbero mai arrivati nel nostro paese.

Adesso si tratta di vedere come verranno spesi. Se verranno dispersi in mille rivoli o se ci sarà la capacità di costruire un progetto semplice, ma efficace. Immagino un'isola in cui si possa andare a studiare politica e dove le idee sul futuro dell'Europa possano essere messe a confronto. E anche un'isola dove il passato di sofferenze e segregazione venga accuratamente ricostruito perché il futuro non lo ce lo possa riproporre.

Cose inutili? Soldi buttati dalla finestra? Sicuramente c'è chi la pensa così e ha già messo questa iniziativa tra quelle capaci solo di dilapidare risorse pubbliche. Sta al governo realizzare presto e bene questo progetto e, contemporaneamente, far bene e presto tutto il resto. Per ora, però, un cauto e sommesso applauso penso lo abbia meritato.

 

Il dolore etiope

120903_dsc8279 ihfejmk4-13242-knpd-u1090268688974gm-1024x576lastampa-it

Etiopia. Un paese che conosco e nel quale qualche anno fa mi sono immerso. Difficile, duro, povero, poverissimo. La sua capitale, Addis Abeba, è la Bruxelles d'Africa, è la capitale dell'Unione africana. La sua storia è piena di sangue e sofferenze, molte inferte anche dagli italiani. Le sue chiese protocristiane sembrano un ponte tra civiltà.

Oggi, nel silenzio, l'Etiopia sta precipitando in una sanguinosa guerra civile. Nascondersi dietro un facile "è un paese  che non conosco, cose complesse da capire" è inutile. Per alzare l'attenzione basta sapere che ci sono centinaia di morti, che la gente viene arrestata per le sue idee, per la sua appartenenza etnica, perché è giornalista, perché ha un blog. Che un atleta (Feyisa Lilesa, secondo nella maratona), dopo aver fatto il gesto delle manette alle Olimpiadi, ha dovuto chiedere asilo politico per non rischiare la vita tornando a casa. Che l'Etiopia sta per sedere nel Consiglio di sicurezza dell'Onu per due anni. E che ai primi del mese, quando era in visita di Stato in Italia, il presidente etiope ha risposto a Mattarella, che esprimeva il suo cordoglio, che la colpa dell'ultima strage era "dell'azione di alcuni facinorosi".

Alzando l'attenzione si può contribuire a rompere il silenzio planetario che avvolge le sofferenze di una popolazione. E chiedere che la ragione di Stato non prevalga sulla tutela dei diritti umani.

Per saperne di più:

Il rapporto di Amnesty International

Il rapporto di Human Rights

 

Rifugiati, non basta un Nobel

Premio Nobel per la pace a Lampedusa e Lesbo, le due isole di frontiera. Le isole nelle cui acque sono morte e muoiono migliaia di persone. Le isole che, loro malgrado, sono diventate sinonimo di solidarietà e accoglienza. Lo ha proposto il regista Gianfranco Rosi, ha sottoscritto la proposta il premio Nobel Dario Fo.

Nulla da eccepire perché quella di Rosi è una di quelle idee che mettono tutti d'accordo e dalle quali è difficile dissentire. Ma sono proposte aderendo alle quali si ha la sensazione di mettere a posto la propria coscienza. "Ecco, sono talmente buono e sensibile, che sto appoggiando il Nobel alle due isole...".

No, non basta questo per mettere a posto la propria coscienza. Viviamo in un'Europa tesa e divisa, dove succedono cose come questa documentata nei due video qua sotto e descritte in questo articolo

Urla e insulti che poco hanno a che fare con regole di civile convivenza. Appoggiamo dunque la proposta di Rosi e Fo, ma non accontentiamoci, cerchiamo di combattere, ciascuno di noi nel proprio piccolo, una fobia dei propri simili che ha molto dell'animalesco e poco dell'umano. Combattiamola giorno per giorno, anche solo parlando, discutendo, convincendo. E usando le armi, come il voto, previste dalle nostre democrazie.

Se cambia una parola

innoHo avuto un solo sorriso nel seguire la giornata nera di Milano e nel leggerne le cronache. Quella parola cambiata all'inno nazionale, quel "siam pronti alla morte" che, cantato dai bambini, è diventato "siam pronti alla vita".

Nulla di importante, per carità. E nulla di sostanziale.

Ma è come se quella parola, "vita" al posto di "morte", avesse dato vigore a un inno  più volte messo in discussione, lo avesse reso attuale, lo avesse posto al centro di un nuovo modo di concepire se stessi e la propria comunità, avesse consegnato a lui il compito di spingere tutti noi verso un bel futuro.

E poi cantare "siam pronti alla vita", a ben pensarci, non è in contraddizione con il "siam pronti alla morte". Chi davvero vuole una vita libera non può che essere pronto a volerla a tutti i costi, anche mettendola in gioco, anche rischiando la morte per averla.

Allora, per quel che mi riguarda, e per quel poco che può contare, io da ora, se mi capiterà, canterò l'inno come i bambini dell'Expo. Un piccolo gesto di speranza per tutti noi.

Regalo di Natale

Buon Natale a tutti gli amici del blog.

E come ogni Natale che si conviene esprimo un desiderio, un piccolo regalo che mi piacerebbe trovare sotto l’albero.

Mi piacerebbe trovarvi persone vere e non nomi di fantasia. Persone che, con il proprio nome e cognome, utilizzino questo blog per discutere, polemizzare, ragionare, proporre, ascoltare.

Tutto avrebbe più valore. Tutto si svolgerebbe con maggior rispetto reciproco.

Spero che il mio desiderio venga esaudito.

Grazie e tanti auguri.

 

Se un giorno un sindaco…

Confesso di essere rimasto perplesso, molto perplesso, quando ho letto che il sindaco di Cantù aveva deciso, in mezzo a dure polemiche, di ospitare in spazi comunali un festival del movimento di estrema destra Forza Nuova.

Del sindaco in questione, Claudio Bizzozero, non sapevo nulla e ho pensato a una sua voglia di protagonismo, a un suo voler andare controcorrente.

Poi il sindaco  di Cantù è andato a salutarli, i militanti di Forza Nuova. O meglio, è andato, come precisa nell’intervista al Corriere della Sera rilasciata davanti a un ritratto di Sandro Pertini e che si può ascoltare qui sotto, “a portare un messaggio”.

Bizzozero

Ha detto il sindaco ai forzanovisti:

“Per alcuni avervi concesso questo spazio equivale a un oltraggio ai valori repubblicani. Noi invece lo consideriamo in linea con qui valori che concedono a tutti libertà di parola, eguaglianza davanti alla legge, libertà di culto e diritto di asilo. L’eredità della guerra civile da cui è nata l’Italia democratica ci ha insegnato che non è possibile risolvere i conflitti attraverso l’intolleranza o la contrapposizione violenta”.

Si, accostare il termine “guerra civile” a quello di “contrapposizione violenta” mi provoca crampi allo stomaco, perché in quegli anni ci fu violenza e sopraffazione nazifascista a cui si oppose, in tutte le sue diverse articolazioni, il movimento di liberazione.

Ma la sostanza del ragionamento di Bizzozero mi ha fatto riflettere su quella mia perplessità nata in modo un po’ automatico. E mi sono detto che forse il suo gesto e le sue parole dovrebbero essere la norma in un paese civile e proiettato verso il futuro.

Ascoltatele, per favore.

La strettissima passerella

La passerella e' strettissima, di quelle che attraversano precipizi infiniti e che a me fanno venire le veritigini solo a guardarle in una foto o in un film.

Il nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'ha imboccata con piglio deciso, guardando dritto dall'altra parte e trovando un passo, una cadenza, che era difficile immaginare trovasse.

E ha dato la linea: il governo in carica continui il suo lavoro e due gruppi di saggi elaborino in tempi rapidi contenuti programmatici condivisi.

Ancora una volta, cosi', si e' mosso con fantasia istituzionale e sfruttando fino all'estremo limite, i poteri che gli da la Cosituzione.

Se arrivera' o no dall'altra parte del precipizio nessuno puo' dirlo. Sicuramente ha fatto una mossa di grande concretezza che mette i gruppi parlamentari di fronte a responsabilita' precise e difficilmente eludibili.

Grazie, presidente.

 

La cosa più bella

Siamo nei minuti di recupero di Spagna-Italia, la partita non ha più nulla da dire, ogni secondo è una sofferenza per gli azzurri. Il portiere della Spagna lo sa e lo vede. Chiama l’arbitro gli chiede rispetto per i rivali, rispetto per l’Italia. L’arbitro fischia la fine, Casillas lo ringrazia.
Questa è la cosa più bella accaduta agli Europei di calcio.

#no2giugno, ma sfilare fino in Emilia

terremoto2

#no2giugno è arrivato subito, spontaneo, immediato, dirompente.  Twitter l’ha diffuso viralmente in tutta Italia facendolo diventare un grande grido, unico e condiviso: annullare la sfilata del 2 giugno e destinare i soldi ai terremotati.

Giusto, condivisibile, augurabile. Con due avvertenze e una proposta, come dire, “integrativa”.

Che i soldi risparmiati, davvero risparmiati, si sappia quanti sono e dove andranno.

Che nelle zone terremotate vengano dirottati i reparti militari (o forze equivalenti) che dovevano sfilare in via dei Fori Imperiali.

La proposta è che si tenga ugualmente una piccola sfilata. Un solo reparto che comprenda e rappresenti tutte le Forze Armate e che non fermi la propria marcia in piazza Venezia ma continui, simbolicamente, a marciare fino all’Emilia.

Per ricordare il giorno in cui è nata la Repubblica nel modo più degno. Con le forze armate che vanno in aiuto alle popolazioni ferite.


L’ultimo simbolo

Per il momento godiamoci questa scena. Mario Monti accanto a Sarkozy e Merkel illustra quello che l’Italia sta per fare raccogliendo consensi e apprezzamenti. Attenti commentatori (vedi Gerardo Pelosi sul Sole24Ore) hanno sottolineato che a Strasburgo non è nato nessun direttorio europeo a tre. E probabilmente è vero. Ma dopo i sorrisini e le battute degli ultimi mesi è un altro vedere, un altro modo di di sentirsi parte di un gigantesco problema che non è solo nostro.

Ma questo, e lo sa bene il presidente del Consiglio, è l’ultimo momento-simbolo sul quale ci si può crogiolare per dirci che tutto sta cambiando in Italia.

Ora deve inziare la navigazione. Veloce e tesa, come una bolina tra gli scogli con un bel po’ di nodi di vento.