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Una modesta proposta

Sono personalmente convinto che una sorta di finanziamento pubblico della politica sia essenziale al buon funzionamento di una democrazia. Altrimenti, come abbiamo letto tante volte in questi giorni, avremmo solo una politica fatta da chi ha adeguate risorse finanziarie, dai ricchi.

Però capisco e rispetto tantissimo, soprattutto dopo i disastri di questi ultimi anni, l’opinione opposta, quella che si esprime in un rifiuto-rigetto di qualsivoglia sostegno pubblico a chi fa politica.

Perché non cercare allora una terza via?

Provo ad abbozzarla in una proposta che non posso che definire modesta, molto modesta.

Stabiliamo una soglia minima, tipo i 2500 euro di cui parlano in questi giorni i parlamentari M5S, per consentire agli eletti di vivere dignitosamente. Forniamo ai gruppi parlamentari personale pagato direttamente dalla Camere (come accade a Strasburgo). E tagliamo tutto il resto, rimborsi elettorali compresi.

Calcoliamo quanti soldi si risparmiano e ridiamoli ai contribuenti sotto forma di detrazione fiscale.

Si dovrà poi organizzare un sistema tipo l’ 8 per mille  o il 5 per mille per consentire a ciascuno di noi, se lo vuole, di finanziare un partito o l’insieme dei partiti. In modo semplice e diretto, anche solo con una crocetta sulla denuncia dei redditi.

E si dovrà organizzare, per garantire la trasparenza sull’utilizzo di questi fondi, un sistema di regole molto rigido che tutti potrebbero avere interesse a rispettare per ottenere la fiducia dei cittadini e quindi maggiori finanziamenti.

E’ una strada in parte già tracciata con una legge dell’anno scorso che alzava le detrazioni per contributi a partiti, onlus, associazioni.

Si tratterebbe di renderla più netta. Molto, ma molto più netta.

31225867

Il 19 aprile 1993, esattamente 19 anni fa, 31.225.867 italiani dissero no al finanziamento pubblico dei partiti e la legge venne cancellata. Poi arrivarono i rimborsi elettorali e lo Stato continuò a finanziare i partiti: più di di mezzo miliardo, nel solo 2008, a fronte di spese accertate appena superiori ai cento milioni…

Io, come altri 31.225.866 italiani, sono tra coloro che nel 1993 dissero sì. E sono colpevole, come loro, di aver tollerato che il nostro voto venisse di fatto ignorato. Senza indignarmi, senza scendere per strada, senza usare tutti i mezzi possibili perché ciò non accadesse.

Vogliamo tornare allo spirito di quei giorni? Vogliamo dirci e dire che non vogliamo che i partiti vivano con i soldi dello Stato?

Il governo sta pensando a nuove norme e al controllo della Corte dei Conti sui bilanci.

Ma non sarebbe più semplice che i partiti vadano a prendersi i soldi direttamente da chi li vota e li vuole? Per farci quello che ciascun partito decide insieme alla propria base? E con le certificazioni che ritiene opportune? Forse scomparirebbero gli Scilipoti e si vedrebbero più politici per le strade e nei quartieri, a parlare, cercare di capire, dare risposte…

E questi non sono sogni. Basta che lo si voglia in 31.225.867.