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Se cambia una parola

innoHo avuto un solo sorriso nel seguire la giornata nera di Milano e nel leggerne le cronache. Quella parola cambiata all'inno nazionale, quel "siam pronti alla morte" che, cantato dai bambini, è diventato "siam pronti alla vita".

Nulla di importante, per carità. E nulla di sostanziale.

Ma è come se quella parola, "vita" al posto di "morte", avesse dato vigore a un inno  più volte messo in discussione, lo avesse reso attuale, lo avesse posto al centro di un nuovo modo di concepire se stessi e la propria comunità, avesse consegnato a lui il compito di spingere tutti noi verso un bel futuro.

E poi cantare "siam pronti alla vita", a ben pensarci, non è in contraddizione con il "siam pronti alla morte". Chi davvero vuole una vita libera non può che essere pronto a volerla a tutti i costi, anche mettendola in gioco, anche rischiando la morte per averla.

Allora, per quel che mi riguarda, e per quel poco che può contare, io da ora, se mi capiterà, canterò l'inno come i bambini dell'Expo. Un piccolo gesto di speranza per tutti noi.

Un’inchiesta che indigna

L'Espresso di questa settimana dedica la sua copertina e il servizio di apertura a un'inchiesta molto particolare di Fabrizio Gatti. Il giornalista, autore di molti lavori diretti e forti come questo, dimostra come sia facile, anzi, facilissimo, entrare in un aeroporto a pochi minuti di volo dall'Expo, salire su un aereo incustodito, decollare e lanciarsi sui padiglioni che stanno per essere inaugurati.
Catastrofismo? Scandalismo? Provocazione gratuita?
No, solo buon giornalismo. Giornalismo che individua i problemi, li studia, ne verifica meticolosamente ogni sfaccettatura e sottopone i risultati all'opinione pubblica e a chi deve trovare soluzioni.
Forse se a un giornalista fosse venuto in mente di fare un lavoro simile al tribunale di Milano ci si sarebbe accorti per tempo delle terribili falle della sicurezza. E questo solo per citare uno degli esempi più recenti.
In una comunità sana e dinamica adesso dovrebbe scattare una reazione immediata a quello che L'Espresso e Gatti hanno denunciato. La messa in sicurezza dell'aeroporto di Bresso e una verifica approfondita su tutto quello che può mettere in pericolo l'evento planetario che sta per iniziare alle porte di Milano.
In tutto questo, però, c'è una cosa che indigna e mette paura. Com'è possibile che controllare la sicurezza degli aeroporti venga in mente a un giornale e non a chi alla sicurezza dovrebbe provvedere?

Qui un'anticipazione dell'inchiesta pubblicata sull'Espreso in edicola