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La malattia

«Mazzacurati mi disse che mi avrebbe corrisposto circa 200mila euro all’anno e alla fine del mio mandato un riconoscimento di alcuni milioni di euro. Io, imbarazzato, accettai».

Così ha detto ai giudici l’ex Magistrato alle acque di Venezia, Patrizio Cuccioletta. Che poi i soldi li ha presi davvero in  cambio della nomina dei collaudatori del Mose scelti direttamente dal Consorzio Venezia Nuova. Il controllato si sceglieva quindi, con un pacco di banconote, i propri controllori.

Vale la pena soffermarsi su questa frase del signor Cuccioletta. Quelle poche parole sono un condensato della malattia che attanaglia il nostro paese. Soprattutto le ultime tre: “Io, imbarazzato, accettai”.

Io. Sono io che ho deciso, io che ero importante, io la persona alla quale devono rivolgersi, io l’uomo chiave.

Imbarazzato. Sono per bene, mai fatto cose del genere, sono onesto, non sono come quelli.

Accettai. Ma tengo famiglia e sono uomo di mondo, non potevo fare altrimenti. Sono vittima di un sistema che non ho certo creato io. L’ho trovato, non potevo mica oppormi, da solo, a forze così potenti.

Invece il signor Cuccioletta (se, come è obbligatorio precisare, tutto verrà confermato dai giudici) non è una vittima ma un corrotto che con le sue azioni ha contribuito in modo significativo a inquinare le istituzioni. Se tutti i Cuccioletta d’Italia facessero seguire alla parola imbarazzato invece che “accettai” un bel “rifiutai” il grande castello si sgretolerebbe, il sistema cadrebbe su stesso. Ma questo, per ora, è un sogno.

Partita decisiva

Oggi, piu’ di prima, molto piu’ di prima, e’ chiara una cosa.

La sua vera partita Matteo Renzi la gioca sul campo della moralita’ pubblica, della lotta alla corruzione. Il bubbone scoppiato a Venezia ne è solo l’ultima, clamorosa conferma.

Il ventennio lungo, iniziato con Mani pulite e con la caduta di Dc e Psi, non e’ finito. Il ciclone che sembrava tutto dovesse pulire per creare una nuova Italia, e’ diventato una burraschetta, di quelle capaci di spaventare solo i bagnanti della domenica.

Gran parte delle responsabilita’ sono sicuramente del berlusconismo, che dichiarava di voler andare oltre il passato e che invece del passato si e’ dimostrato il peggior continuatore,

Ma e’ stata ed e’ anche responsabilita’ della sinistra nel suo complesso che in questi anni, per lunghi periodi, ha, in qualche modo, guidato il paese. E che, almeno in parte, di quel passato e’ stata ugualmente continuatrice.

E’ per questo quindi che la vera, decisiva partita di Matteo Renzi si gioca su una concreta operazione di sradicamento che porti via la malapianta che cresce da decenni nei palazzi del potere di cui e’ disseminata la penisola.

Piu’ decisiva di tutto il resto.

Tangenti e insegnanti

Dai giornali di stamattina:

L’Aquila, tangenti sulla ricostruzione,

Via 150 euro al mese agli insegnanti.

Due facce diverse di un paese che deve cambiare.

La prima fa allargare le braccia, leggendola sembra quasi di leggere un non-notizia, tanto è prevedibile che dove ci sono soldi pubblici ci siano tangenti e corruzione. E invece dobbiamo continuare a indignarci. Perché ci sono stati i morti, perché ci sono migliaia di persone dalla vita rovinata, perché una città straordinaria è lì con qualche cantiere e molti puntelli, perché, come scrive sul Centro Giustino Parisse, che il 6 aprile 2009 ha perso i due figli e il padre, “La notte del terremoto ridevano anche alcuni aquilani”. Mi piacerebbe vedere il Pd di Matteo Renzi depositare e mettere in corsia preferenziale una legge che commini pene esemplari per reati come questi. Pene capaci, una volta per tutte, di scoraggiare davvero e punire come mai.

La seconda notizia, quella sugli insegnanti, l’ho riletta due volte. Dicono che è un “atto dovuto” dell’amministrazione sulla base di norme emesse, ritirate, cambiate, nuovamente modificate. No, non si gioca così sulla pelle delle famiglie. Gli “atti dovuti”, quando si tratta di temi così rilevanti, non esistono. Il ministro ne era stato informato? E il presidente del Consiglio? Se hanno dato il loro assenso hanno commesso un atto quanto meno ingiusto e politicamente sbagliato.  Se non sono stati informati chi ha dato il via all’”atto dovuto” dovrebbe renderne conto personalmente, perché ha dimostrato di non saper valutare la rilevanza degli atti che compie.

#dipendedanoi

“Dipende da noi” è il titolo del manifesto di Libertà e Giustizia che ha già raccolto 35 mila firme.

Potremmo definirlo il manifesto per la rinascita della politica e sembra un solido mattone su cui cominciare a costruire, ciascuno di noi per la propria parte, il futuro del nostro paese. Vi si parla di cose semplici ma determinanti: corruzione, riforma elettorale, riforma istituzionale.

Io l’ho letto poco dopo la sua presentazione e l’ho firmato. Non perché firmare un manifesto sia, di per sé un fatto decisivo, ma perché è appunto, un mattone su cui cominciare a costruire.

Ne parlo oggi per invitare a leggerlo. E se si trova anche un solo motivo per non essere d’accordo con la sua sostanza, è importante ragionarne insieme.

Il testo del manifesto | Il sito di Libertà e Giustizia


Se siamo corrotti è colpa nostra

La corruzione in Italia non è diminuita, mai. E’ sempre lì a dettare i ritmi dell’agire pubblico e privato. Lo denuncia il presidente della Corte dei Conti in una intervista a Liana Milella di Repubblica. Dice Luigi Giampaolino: “L’impressione è che sia rimasta stabile, soprattutto perché non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l’onestà, in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l’etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche, che sono i beni coattivamente sottratti ai privati e dei quali si deve dar conto”. Continua »