Archivi Tag: Beppe Grillo

Demagogia

L’altra sera ho seguito con grande attenzione la prima volta di Beppe Grillo da  Bruno Vespa. E ho aspettato qualche giorno prima di cercare di fare qualche riflessione. Per non cedere agli impulsi del momento, per lasciar sedimentare impressioni ed emozioni.

Belli slogan, efficaci battute. Considerazioni condivisibili sulla necessità di mandare a casa politici corrotti, di costruire una classe politica sana.

Ma per fare cosa? Grillo, come in tanti hanno osservato, non ha illustrato proposte, non ha indicato coperture finanziarie per cose belle come il reddito di cittadinanza, non ha risposto alle garbate ma precise domande, non ha controbattuto con fatti concreti ai paterni “Ma dai su…”  di Vespa. E se un leader non ha idee chiare su cosa fare, non sa spiegare cosa farebbe se dovesse andare al governo io non mi fido.

Perché la politica dovrebbe essere l’arte del costruire, non del distruggere. E costruire è più faticoso e rischioso. Vuol dire mettere in conto  l’impopolarità, affrontare i problemi concreti, proporre ciò che si sa, o si immagina, realizzabile.

Altrimenti è demagogia, cioè la “pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni specialmente economiche, con promesse difficilmente realizzabili” (Vocabolario Treccani). O, secondo al definizione di Tullio De Mauro (Grande dizionario italiano dell’uso), la ”ricerca del consenso politico ottenuto sfruttando le passioni e i pregiudizi delle masse”.

 

 

 

 

 

 

 

Divieto di snobbare

grillo

Quando ho visto questa galleria di foto messa insieme da Repubblica.it sullo tsunami tour di Grillo mi è tornato in mente il racconto che mi ha fatto, un mese fa, un mio amico medico, affermato professionista di più di 60 anni. “Sono rinato”, mi ha detto, “lavoro al piano della sanità con il movimento 5 stelle, posso dire quello che penso, partecipare alle scelte del movimento, essere finalmente parte attiva. Lavoro con ragazzi giovanissimi, pieni di entusiasmo. Era ora, finalmente la gente normale partecipa direttamente alle scelte politiche”.

Le piazze gremite e ragionamenti come questi, semplici e puliti, dovrebbero far capire con sufficiente chiarezza che il M5s non ha nulla di effimero. Risponde a un forte bisogno di partecipazione e di autodeterminazione. Ed è la reazione, come sappiamo, a una politica che, con i dovuti distinguo e con un certo numero di eccezioni, negli ultimi anni ha dato il peggio di sé.

Le previsioni che filtrano dal black out sui sondaggi elettorali danno i grillini a un buon 20 per cento, circa un quinto dell’elettorato. Bisognerà vedere come la loro grande spinta si trasformerà in positiva energia legislativa. E come loro si rapporteranno con gli altri gruppi parlamentari.

Quel che si può dire sin da ora, però, è che i partiti che hanno la parola popolare nel proprio Dna, e penso soprattutto al Pd, non dovrebbero commettere l’errore di snobbare questa grande spinta, considerarla solo il parto di un comico più o meno folle.

Sfogliate la galleria fotografica, sfogliatela.

Quello che internet non può garantire

Ha scritto Beppe Grillo in una lettera al Financial Times: “Lo spirito del M5S può essere riassunto in due parole; trasparenza e partecipazione, entrambi possibili grazie alla diffusione di Internet”.

Ha ragione perché il suo movimento è nato, come dire, per conto suo. Senza grandi investimenti, senza telegiornali, giornali, giornalisti potenti… Grazie alla rete e nella rete. Diffondendosi velocemente, mettendo radici,  condividendo con rapidità ed efficacia idee e programmi. E’ probabile che senza la rete il bisogno di partecipazione si sarebbe comunque manifestato, ma la sua diffusione sarebbe stata sicuramente più lenta e meno capillare.

Ma la sua frase può essere equivocata. Per evitarlo è sufficiente non considerare internet come garanzia di “trasparenza e partecipazione”, come potrebbe suggerire una lettura forzata.

Internet è una piazza, un insieme di piazze, strade, luoghi pubblici e meno pubblici. E  le idee, nelle piazze, si sono sempre formate, si formano e si formeranno. E così come nessuna piazza è mai stata garanzia di “trasparenza e partecipazione” così non lo può essere nemmeno internet.