I libri

Il mio ultimo libro è del 2013. Un libro costruito insieme a mia moglie Paola: Io ho visto, edito da Nutrimenti. Un viaggio tra i sopravvissuti delle stragi nazifasciste del 1943-44-45. Uomini e donne, allora bambini o ragazzi, che hanno visto uccidere madri e padri, fratelli… Un libro con foto, con un sito, una canzone. E con uno spettacolo teatrale nato grazie alla passione di Pamela Villoresi e alle sue emozionanti interpretazioni.  Per saperne di più.

Il primo lo devo tutto a Franco Giustolisi, che ho conosciuto all’Espresso e di cui penso di essere diventato un po’ più di un  amico. Nel 1983 mi portò con lui in giro per le carceri di mezza Italia. Al tema ero particolarmente sensibile. L’anno prima ero stato in carcere un paio di giorni per non aver voluto rivelare la fonte di una notizia e un’esperienza del genere, anche se breve, ti resta dentro per la vita. Così seguii Franco per raccontare con lui cos’erano allora le nostre carceri. Ne nacque una lunga inchiesta per il giornale e un libro,  Al di là di quelle mura, edito da Rizzoli.

Durante quel nostro viaggio, a Nuoro, conoscemmo Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Brigate rosse. Gli proponemmo di raccontare la sua storia, ci disse di sì e ne parlammo con la Rizzoli. La risposta fu che ormai il terrorismo non interessava più. Mondadori non fece invece passare nemmeno un minuto per darci il via e, discutendone con Vittoria Calvani, editor straordinaria, scrivemmo Mara, Renato e io, storia dei fondatori delle Brigate rosse . Il libro è stato tradotto in tedesco e ristampato molte volte. Dopo più di vent’anni è ancora in vendita negli Oscar best seller della Mondadori.

Poi il romanzo. La guerra di Russia, con la drammatica ritirata che coinvolse anche i soldati italiani, fa parte del mio vissuto personale, mio padre era tra quelli. Ma a far nascere la storia di Ufficialmente dispersi, pubblicato da Marsilio nel 1995 e rieditato da Transeuropa nel 2010, fu la scoperta dei dossier sui nostri soldati, dossier rimasti per decenni negli archivi del Kgb e che raccontavano di uomini vivi che invece erano stati dati per morti da anni. Dopo l’uscita del romanzo  sono andato in Russia a vedere da vicino quei luoghi e ho ricostruito in un sito la storia del reparto con il quale aveva combattuto mio padre. E grazie al sito ho rintracciato diversi militari che avevano fatto la ritirata con lui.

Del tutto particolare il lavoro che mi ha impegnato per il centenario della Prima Guerra Mondiale. Prima ho ideato, e curato con Nicola Maranesi, un sito, La Grande Guerra, i diari raccontano, nato dalla collaborazione tra l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, il settimanale L’Espresso i i quotidiani locali del gruppo. Da questo lavoro sono poi nati quattro libri dell’Espresso: La Prima guerra mondiale in Italia, Cronache dal fronte  (L’Espresso con l’Archivio Diaristico nazionale, 2015), di cui ho curato il progetto editoriale.

  1. Piero Di Antonio

    “Ufficialmente dispersi” mi ha commosso perché mi ha fatto ripensare a mio padre che per 6 anni, lui marinaio, è stato prigioniero.
    Saluti e complimenti per il sito
    Piero

  2. Francesco Fortuna

    Complimenti per il blog, figurati che me ne ha parlato nonno, contento per queste righe sulle vostre esperienze “carcerarie” e “brigatiste”.
    Un abbraccio.
    Francesco

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