Archivio Categoria: News

La due giorni lombarda

Trasferta a Milano e  Varese di Non volevo morire così. Venerdì 17 Pier Vittorio Buffa ha partecipato all’evento “Libri che liberano“, organizzato all’Università Statale nell’ambito di Book City. Un pomeriggio dedicato al carcere, al lavoro degli studenti a Opera e Bollate, ai racconti di Arnaldo Gesmundo, autore di Il ragazzo di via Padova, L’avventurosa vita di Jess il bandito, e alle storie dei protagonisti di Non volevo morire così.

Il giorno dopo, a Varese, dov’era in corso il festival di giornalismo Glocal, l’appuntamento era alle 9 alla Sala Montanari. L’evento, organizzato dal festival in collaborazione con la sezione di Varese dell’istituto Calogero Marrone, aveva un titolo significativo: “La storia incontra il giornalismo”. In sala moltissimi studenti. Al tavolo, insieme all’autore, il rappresentante dell’associazione Marrone e Robertino Ghiringhelli, docente di Storia delle dottrine politiche alla Cattolica di

Milano. L’attore Raffaele Musella, applauditissimo, ha letto alcune pagine di Non volevo morire così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Due articoli pubblicati dalla Prealpina

by Scribd
 

Dibattito alla Casa della Memoria

[See image gallery at www.piervittoriobuffa.it]

 

Due ore di dibattito davanti a un pubblico attento. Il 25 ottobre l’appuntamento per discutere di Non volevo morire così era alla Casa della Memoria di Roma, in via San Francesco di Sales. L’evento era stato organizzato dalla Fiap (Federazione italiana associazioni partigiane) con tre relatori: la storica e scrittrice Antonella Braga, il garante per i detenuti della Toscana Franco Corleone, lo storico e presidente del Movimento federalista-Lazio Francesco Gui. A moderare è stato lo stesso presidente della Fiap Lazio Italo Pattarini.

La prima a prendere la parola è stata Antonella Braga. “Il libro di Buffa”, ha detto, “ridà voce e dignità umana a ombre calpestate dalla furia della storia”. Qui il testo integrale del suo intervento

Franco Corleone si è soffermato soprattutto sulle questioni legate al carcere e alla espiazione della pena sollevate dal libro partendo dalla citazione di un importante fascicolo del Ponte del 1949 dedicato a “Carceri: esperienze e documenti”.

Francesco Gui ha, tra l’altro, ricostruito la genesi stessa dell’idea di Europa e il percorso politico e intellettuale che ha portato alla redazione del Manifesto di Ventotene di Colorni, Rossi, Spinelli. Si è anche soffermato sulla figura dell’ultimo direttore del confino di Ventotene, Marcello Guida. “Nel giudicare la sua figura sarei forse più cauto, non bisogna dimenticare, per esempio, che Eugenio Colorni, quando a Roma venne ferito, chiese subito di avvertire il commissario Guida”.

Pier Vittorio Buffa ha raccontato come è nato il libro, gli spunti iniziale, il sistema di ricerca, la decisione di raccontare  sia l’ergastolo che il confino. Numerose alla fine le domande del pubblico.

GLI INTERVENTI

Antonella Braga:

 

Franco Corleone:

 

Francesco Gui:

 

Pier Vittorio Buffa:

 

Presentazione al Book Pride di Genova

Il pomeriggio di venerdì 20 ottobre il giornalista Franco Manzitti e il drammaturgo e scrittore Carlo Repetti hanno presentato, durante il Book Pride di Genova, Non volevo morire così. All’evento ha dedicato un servizio il Secolo XIX.

Trentasei ergastolani senza storia. Parte da qui il libro dello scrittore e giornalista Pier Vittorio Buffa, “Non volevo morire così“, presentato sabato 20 ottobre a Palazzo Ducale in occasione del Book Pride, per Editore Nutrimenti.

«Sono partito dal cimitero di Santo Stefano e poi sono entrato in un archivio semi abbandonato – racconta Buffa – ho ricostruito così la storia di una trentina di persone che non hanno potuto vedere l’Italia repubblicana e il frutto del loro sacrificio»…. continua

Ritorno a Ventotene

8 settembre 2017, ore 22. Secondo appuntamento, a Ventotene, con Non volevo morire così. In piazza Castello, davanti alla libreria Ultima Spiaggia, insieme all’autore c’erano Bruno Manfellotto, che ha coordinato la serata, Salvatore Schiano di Colella e Anthony Santilli. Paola Medri ha letto alcuni passi del libro. Davanti a un pubblico numeroso e attento, e dopo il saluto del sindaco Gerardo Santomauro, si è parlato del libro, delle storie di ergastolo e di confino ma anche del progetto per il recupero di Santo Stefano a cui è stato il via nel mese di agosto. Per il giorno dopo era infatti in programma il convegno promosso dall’Associazione Santo Stefano in Ventotene Onlus presieduta da Guido Garavoglia. Relazioni dettagliate hanno illustrato le ipotesi sul futuro della struttura settecentesca e gli interventi di rappresentanti di Invitalia, del Demanio, della presidenza del Consiglio e del Comune di Ventotene hanno consentito di entrare nel merito delle problematiche del progetto. A concludere la giornata di lavori è stata la sottosegretaria alla presidenza Maria Teresa Amici.

Il progetto, deciso dal governo e per il quale sono stati stanziati 70 milioni, sta quindi entrando nella fase concreta. Il primo passo è stata la realizzazione sull’isola di un’elisuperficie, inaugurata ad agosto, nella spianata dove negli anni Cinquanta era stato costruito dai detenuti un campo di calcio con spogliatoi e tribune.

Qui sotto alcuni momenti della serata in piazza Castello (foto Paolo Bonacina)

A Ventotene, in piazza Castello

Prima presentazione a Ventotene per Non volevo morire così. L’appuntamento era per le 22 di sabato 8 luglio in piazza Castello, accanto alla libreria di Fabio Masi, L’Ultima Spiaggia. Insieme all’autore, a parlare del libro, c’erano Roberto Bernabò, direttore editoriale dei quotidiani locali dell’Espresso, Salvatore Schiano di Colella, l’uomo che Buffa, nelle pagine del libro, definisce uno “speciale custode di Santo Stefano”, e Nicola Valentino, animatore dell’associazione Liberi dall’ergastolo. L’8 luglio era anche il giorno scelto da Liberi dell’ergastolo per “portare un fiore” sulle tombe dei detenuti sepolti nel cimitero di Santo Stefano. Ma al momento l’isola è chiusa alle visite così, in mattinata, insieme a Schiano di Colella, Bernabò e Buffa, Valentino e gli altri quindici membri dell’associazione arrivati a Ventotene hanno visitato le Cisterne dei carcerati.

All’incontro serale hanno partecipato almeno cinquanta persone. Bernabò e Buffa hanno parlato a lungo del libro, del suo significato, di come il progetto è nato e si è sviluppato. Poi è stata la volta di Salvatore, l’uomo che più di tutti conosce storia e segreti del vecchio ergastolo. In modo chiaro e sintetico ne ha descritto storia e struttura. Valentino ha invece raccontato l’esperienza di Liberi dall’ergastolo (di cui si parla in Non volevo morire così), ha spiegato il significato dell’annuale pellegrinaggio nell’arcipelago e ribadito il significato della battaglia contro la pena dell’ergastolo, definita la condanna al carcere “fino alla morte del reo”. Paola Medri ha letto alcuni brani del libro. 

[See image gallery at www.piervittoriobuffa.it]

A Meleto Valdarno nell’anniversario della strage nazifascista

Presentazione di Non volevo morire così a Meleto Valdarno (Cavriglia, Arezzo) la sera del 3 luglio 2017, una serata particolare per quella comunità. Il giorno dopo è l’anniversario della strage compiuta dai nazifascisti nel 1944: 192 civili uccisi. E il 3 si inaugura la nuova piazza dedicata a uno dei tre sacerdoti vittime della strage, don Giovanni Fondelli. Insieme al vice sindaco Filippo Boni a presentare il libro c’è lo storico Fabio Bertini che analizza a fondo la struttura e il contenuto del libro (qui il testo integrale del suo intervento). L’attore Andrea Biagiotti, insieme a Dario Agnoletti, legge brani del libro portando tra i cittadini di Meleto le storie dei protagonisti di Non volevo morire così. In piazza, a seguire l’evento, anche Aldo Dini, sopravvissuto alla strage del 1944, uno dei protagonisti del precedente libro di Buffa, Io ho visto,. E alla fine della serata, proprio per ricordare la strage sono state proiettate le immagini di tutti i protagonisti di Io ho visto con il sottofondo della canzone di Luca Bussoletti, Sussidario di un vecchio bambino.

(Nella prima foto, da sinistra, Filippo Boni, Pier Vittorio Buffa e Fabio Bertini. Nella seconda foto, da sinistra, Dario Agnoletti e Andrea Biagiotti)

La prima presentazione a Roma. Il messaggio di Napolitano

 

Prima e affollata presentazione, il 2 maggio, per Non volevo morire così. L’appuntamento era a Roma, alla libreria Feltrinelli di largo Argentina.

A parlare del libro, insieme all’autore c’era la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Sesa Amici, l’ex presidente della Camera dei deputati Luciano Violante e il giornalista Bruno Manfellotto. L’attore Andrea Biagiotti ha letto alcune pagine del libro.  Manfellotto, che ha moderato la discussione, ha letto il messaggio inviato all’editore Andrea Palombi, il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano: “Desidero esprimere il mio apprezzamento”, ha scritto Napolitano, “per la ricostruzione che nel libro viene fatta, con scrupolo e partecipazione emotiva, delle storie di ergastolo e di confino vissute da tanti oppositori del regime fascista, a Santo Stefano e Ventotene. I miei complimenti all’autore del libro, e i miei più cordiali saluti  ai presentatori”.

[See image gallery at www.piervittoriobuffa.it]
  

La discussione, intervallata dalle letture di Biagiotti, ha naturalmente ruotato intorno ai temi affrontati dal libro, un libro, come ha detto Manfellotto, “che racconta la vita degli ultimi e dei primi”. “Gli ultimi sono gli ergastolani rinchiusi a Santo Stefano, i primi i confinati di Ventotene destinati a diventare classe dirigente della futura Repubblica”. E’ stato anche affrontato il nodo del futuro delle due  isole. E in particolare di Santo Stefano dove il carcere sta andando in rovina e per la quale il governo, su impulso dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, aveva stanziato 70 milioni per il suo recupero e la sua destinazione a centro europeo di studi e formazione. La sottosegretaria Amici ha ribadito l’impegno del governo ad andare avanti su questa strada. Dopo l’intervento di Violante (“queste pagine ci portano dentro quello che fu l’ergastolo di Santo Stefano, ce ne fanno rivivere sofferenze e ingiustizie”), Buffa ha raccontato la genesi del suo lavoro, la ricchezza delle fonti alle quali ha attinto, lo sforzo di immedesimarsi nella vita dei protagonisti di Non volevo morire così per raccontarne le storie.

Qui sotto alcuni momenti della presentazione pubblicati sul canale YouTube del Circolo del PD di Formia  “Piancastelli – Diana

Le letture di Andrea Biagiotti

 

 

 

 

 

Io ho visto a RaiNews24

Io ho visto è tornato sugli schermi televisivi la sera del 24 aprile 2016 a RaiNews24. In studio, insieme all’auotre, Emilio Martini uno dei protagonisti del libro. Si è parlato delle stragi nazifasciste, si è detto perché non bisogna dimenticare. Ecco il video.

Giorno della Memoria, Io ho visto a Latina

IMG_3296Mattinata intensa quella organizzata dall’Istituto Alessandro Volta di Latina per celebrare il Giorno della Memoria. Nell’auditorium della scuola sono stati gli stessi studenti di medie e superiori a essere protagonisti. Hanno cantato, hanno mostrato un documentario ben fatto e hanno letto alcuni racconti di Io ho visto. Insieme a loro, gli attori Clemente Pernarella e Melania Maccaferri che hanno interpretato le storie di Fernando Piretti e Cesira Pardini. Ecco il racconto che della mattinata ha fatto il sito di Radioluna.

“Oggi parliamo del passato pensando al presente, al Mediterraneo che inghiotte gente ogni giorno, alle stragi in Siria e alle altre che ci sono nel Mondo”. Lo dice Pier Vittorio Buffa, giornalista del gruppo Repubblica, per anni all’Espresso, autore di “Io ho visto” il libro scelto dall’Istituto Comprensivo Alessandro Volta per ragionare sugli eccidi durante l’occupazione tedesca dell’Italia tra il 1943 e il 1945 e  sulla necessità di coltivare il ricordo di quei fatti perché ci facciano da guida nella storia di oggi e nelle scelte della vita.

“Le stragi nazifasciste in Italia sono state talmente tante che nessuno sa dire esattamente quante persone morirono, quindicimila, ventimila, forse di più. Una guerra condotta contro i civili per fare il vuoto intorno alle truppe partigiane, ma soprattutto contro la Resistenza della quotidianità”, racconta Buffa al teatro Ponchielli davanti a decine di ragazzi illustrando il lavoro fatto in collaborazione con la moglie Paola Medri.

QUI LA PAGINA DI RADIOLUNA CON FOTO E AUDIO

E’ il Giorno della Memoria visto da Latina, la città nata con il Fascismo che non vuole rinnegare la storia. E’ il settantunesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, giornata scelta dall’Onu per ricordare le vittime dell’Olocausto. “Con il tempo il significato di questa giornata si è allargato facendola diventare sempre di più occasione per ricordare, oltre alle vittime dell’Olocausto, le vittime di tutte le guerre e di tutte le violenze. Un impegno a diffondere i principi di pace e fratellanza esorta l’autore del libro sul suo sito.

Al Ponchielli va in scena la buona scuola: sullo schermo scorre un video prodotto dai ragazzi del liceo scientifico Grassi, si sentono le musiche suonate dagli allievi della sezione musicale della Volta, le letture degli studenti del Classico e della scuola media, quelle di due genitori che per mestiere fanno gli attori, Clemente Pernarella e Melania Maccaferri.  Tutte storie tratte dal libro di Buffa nel quale scorrono come in un film le vite di 33 persone, per lo più ragazzini e ragazzi, scampati per caso alla morte, ma che hanno visto cadere mamme, papà, nonni, fratelli, amici. Loro hanno visto. E non hanno dimenticato.

La giornata è stata introdotta dalla dirigente del’istituto Comprensivo Volta, Claudia Rossi. E’ intervenuta Maria Letizia Parisi, Presidente Società Filosofica Feronia, curatrice del libro “La guerra vista da un bambino”; ha moderato il responsabile della redazione di Latina del Messaggero, Vittorio Buongiorno. L’organizzazione dell’evento è stata stata curata in collaborazione dalle insegnanti di lettere Roberta Caiazza, Rita Di Marco, Luisa Fiorito e Giusi Merola  e dalle docenti di musica Patrizia Pomilia e Rita Bove dell’Istituto Comprensivo Alessandro Volta.

Hanno partecipato in ordine di apparizione: Gioele Di Sauro al pianoforte con la colonna sonora di Schindler list; gli alunni della 3^ D del Liceo Scientifico Grassi, coordinati dalla professoressa Teofani autori del video “Per non dimenticare”; Mattia Del Mastro e  Xavier Piacentini della scuola Volta; gli alunni della V Ginnasio del Liceo Classico Alighieri, coordinati dalla Prof.ssa Verrengia;  Clemente Pernarella attore; gli alunni della Volta Elisa Di Mezza, Francesco Tamburini e Irene Tagliaferri; Sara Sorbellini alla voce con Elisa Bonomo al pianoforte in “Beautiful that way”; gli alunni V A del  Liceo Classico Martina Urbani, Stefano Rosso, Sara Di Marcantonio; l’attrice Melania Maccaferri; Martina Crivellari ha cantato Lili Marleen. La chiusura è stata affidata alle note della canzone Sussidiario di un vecchio bambino di Luca Bussoletti ispirata al libro di Pier Vittorio Buffa.

A “Io ho visto” il premio Omegna giovani

141130_D4N4799









































Gli studenti delle scuole superiori di Omegna hanno assegnato a Io ho visto il premio Omegna giovani 2014. Il premio “Della Resistenza” 2014 è stato invece assegnato a Giuseppe Catozzella con Non dirmi che hai paura  (Feltrinelli 2014). I premi sono stati consegnati il 29 novembre, al teatro sociale della città, dal sindaco Maria Adelaide Mellano. Dopo la lettura delle motivazioni e la consegna dei premi il pomeriggio è stato animato da un vivace dibattito sui temi proposti dai due libri. Il giorno prima, sempre al teatro sociale, gli studenti avevano incontrato Pier Vittorio Buffa insieme all’assessore alla Cultura Alessandro Buzio. Continua »

A Caiazzo per il 71° della strage

La presentazione di Io ho visto ha chiuso, il 18 ottobre, le celebrazioni per il 71° anniversario della strage di Caiazzo, in provincia di Caserta. Nella suggestiva sala del consiglio comunale insieme all’autore c’erano il giornalista Enzo Perretta, che ha moderato l’incontro, e l’attore Antonio Friello che ha letto, raccogliendo commossi applausi, alcune pagine del libro. L’incontro è stato presentato dal sindaco di Caiazzo Tommaso Sgueglia. In sala, tra gli altri, il direttore del settimanale l’Espresso Luigi Vicinanza.

A Monte Carmignano, a circa tre chilometri dal paese, il 13 ottobre 1943, i soldati tedeschi appartenenti al 29° reggimento granatieri motorizzato, agli ordini del Tenente Wolfang Lehningk Emden, uccisero 22 civili. Per quella strage è stato celebrato un processo che, nel 1994, ha portato a due condanne all’ergastolo. La strage e tutte le vicende processuali che hanno portato alle condanne sono raccontate nel libro (La strage di Caiazzo, 13 ottobre 1943) scritto dal magistrato che istruì il processo, Paolo Albano, insieme ad Antimo della Valle per l’editore Mursia

.

 

Cassano Valcuvia, il valore della memoria

Il valore della memoria, l’importanza della Resistenza nella costruzione dello Stato democratico, il perché della guerra ai civili condotta tra il 43 e il 45 dai nazifascisti. Sono stati questi alcuni dei temi toccati durante la presentazione di Io ho visto al Centro documentale di Cassano Valcuvia, in provincia di Varese. Un luogo scelto non certo a caso perché nelle sue belle sale si ricorda uno dei primi atti di resistenza all’occupazione tedesca. Quello cioè che ebbe come protagonisti il colonnello Carlo Croce e il Gruppo Militare Cinque Giornate Monte di San Martino di Vallata-Varese e che ebbe come epilogo la battaglia del San Martino.

Un pubblico numeroso ha seguito con attenzione gli attori Paola Manfredi e Dario Villa che hanno letto alcune pagine del libro e ha partecipato con interesse al dibattito che si è intrecciato con la presentazione. A condurre la serata Riccardo Prando, giornalista della Prealpina e docente di lettere mentre il vice sindaco di Cassano, Enrico Semeraro, ha introdotto e chiuso la manifestazione.

 

 

 

Tutto esaurito a Prato

Tutto esaurito la sera del 30 luglio a Prato, alla biblioteca Lazzerini. A causa del maltempo lo spettacolo Io ho visto si è tenuto all’interno dove i posti a disposizione, quasi duecento, sono andati rapidamente esauriti tanto che molte persone hanno dovuto, per motivi di sicurezza, rinunciare ad assistere alla performance di Pamela Villoresi.

Pier Vittorio Buffa ha introdotto la serata parlando del libro, delle stragi nazifasciste, dell’armadio della vergogna, dei processi celebrati dopo decenni.

Poi Pamela Villoresi, vestita di bianco, ha donato al pubblico della sua città cinquanta minuti di recitazione appassionata. Ecco la cronaca della serata nei tweet della giornalista del Tirreno Ilenia Reali.

E qui il video con la prima parte dell’interpretazione di Cesira Pardini, postato su Facebook

Prato

La sera prima posti esauriti anche a Radicondoli (Siena) dove Pamela Villoresi ha recitato nella suggestiva navata della Pieve Vecchia nell’ambito del Festival organizzato da Massimo Luconi.

_D4N1425_rid

 

70 anni dalle stragi nazifasciste. Io ho visto e Pamela Villoresi al Senato. Il video integrale

Giornata storica, il 24 aprile, al Senato della Repubblica. Il presiddente Pietro Grasso ha deciso di celebrare la ricorrenza del 25 aprile con un convegno sulle stragi nazifasciste. Invitando, tra gli altri, Franco Giustolisi (autore dell’Armadio della vergogna) e Pier Vittorio Buffa (autore di Io ho visto) insieme all’attrice Pamela Villoresi che ha recitato una parte dei brani dello spettacolo teatrale tratto da Io ho visto. In sala cinque protagonisti di Io ho visto che hanno seguito l’evento con grande emozione. Ciascuno di loro, soprattutto alla fine dei brani recitati dalla Villoresi che li riguardavano , hanno raccolto lunghi applausi.

C’erano Antonino Ferlito (Castiglione di Sicilia, Catania), Maddalena Gazzetta (Borgo Ticino, Novara), Virginia Macerelli  (Pietransieri, Roccaraso), Emilio Martini (Molinaccio, Arezzo), Fernando Piretti (Marzabotto). Oltre a brani dei loro racconti Pamela Villoresi ha recitato anche  i momenti salienti dei racconti di Cesira Pardini (Sant’Anna di Stazzema) e di Gino Ventura (Vicovaro, Roma).

Ecco il resoconto dell’Adn Kronos

Roma, 24 apr. (Adnkronos) – Nella sala Koch di palazzo Madama il presidente del Senato Pietro Grasso ricorda «il periodo forse più tragico della nostra storia», quello tra «l’autunno del 1943 e la primavera del 1945, durante il quale l’esercito tedesco, in ritirata, faceva terra bruciata sul suo percorso, distruggendo paesi e borghi e commettendo stragi atroci e sanguinarie di civili inermi, per lo più di donne, bambini e anziani». Al convegno dedicato al tema «70 anni dalle stragi nazifasciste» sono presenti Franco Giustolisi e Pier Vittorio Buffa, autori di indagini giornalistiche e di libri sull’argomento, il procuratore militare Marco De Paolis, Pamela Villoresi che ha letto alcune memorie dei sopravvissuti.

«I giorni in cui commemoriamo la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista -afferma Grasso- sono anche i giorni in cui dobbiamo ricordare e onorare quanti, in quei drammatici mesi, persero la vita a causa della follia umana, dell’insensata barbarie di un regime atroce e totalitario, che aveva smarrito qualsiasi scintilla di umanità, di carità, di ragione. Non possiamo, e non dobbiamo, dimenticare e cancellare nulla: ciascun Paese ha il dovere di coltivare le proprie memorie, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dal proprio popolo».

La seconda carica dello Stato sottolinea che «il ricordo è per me un dovere come Presidente del Senato, ma prima ancora come uomo, come cittadino. È un monito per tutti noi, affinchè l’ignoranza e l’indifferenza non prevalgano e simili orrori non si ripetano mai più, restando ammonimento perenne contro ogni persecuzione e offesa alla dignità umana. Quello della memoria è un dovere nei confronti dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime, oltre che un dovere nei confronti delle migliaia di caduti».

Grasso ricorda che «si stima che le vittime civili di quelle stragi siano in numero non inferiore a 15.000. Migliaia furono i comuni colpiti e non voglio in questa occasione citarne alcuno: taluni sono noti a tutti, altri, la maggior parte, non lo sono. In questa giornata voglio che il nostro ricordo e il nostro pensiero siano rivolti a tutti, nessuno deve essere dimenticato».

«A fronte di questa tragedia -ricorda il presidente del Senato- in Germania non venne celebrato alcun processo contro gli atti di violenza commessi in Italia. E quelli che si svolsero in Italia nei primi anni del dopoguerra,  terminati con la condanna all’ergastolo di Walter Reder come responsabile della strage di Monte Sole, ripresero solo nel 1994, dopo il ritrovamento, avvenuto dopo quasi cinquant’anni per motivi mai del tutto chiariti (ma senz’altro vergognosi) del cosiddetto ‘Armadio della vergognà: 695 fascicoli d’inchiesta conservati (o meglio: occultati) presso l’Archivio della Procura generale militare di Roma».

Ciò rese possibile -sottolinea- una nuova stagione processuale che portò alla irrogazione di condanne definitive all’ergastolo. Purtroppo, per svariate ragioni, nessuna delle pene è stata eseguita. »Per saldare, almeno in parte, il nostro debito con le vittime e con i loro familiari è necessario proseguire, con tenacia e determinazione, su questa strada, inchiodare i responsabili alle proprie colpe, siano essi tedeschi o italiani, perchè i crimini contro l’umanità non possono essere né prescritti, né archiviati. Né, tanto meno, dimenticati».

«Devono essere perseguiti -avverte Grasso- non per vendetta, ma per spirito di giustizia, anche decenni dopo che sono stati commessi. I processi servono infatti, oltre che a sanzionare le responsabilità sia penali che civili,  anche a definire meglio la verità storica, a cristallizzarla, attraverso la verità giudiziaria, in documenti e atti che restano a disposizione delle generazioni future.

»Voglio ricordare -rileva Grasso- che il Presidente della Repubblica Federale di Germania, lo scorso anno, in occasione della commemorazione dell’eccidio commesso a Sant’Anna di Stazzema, ha affermato di non dimenticare le responsabilità storiche del proprio Paese. È stato un momento di riconciliazione e di pace. Costruire una memoria condivisa nella nostra storia è indispensabile per realizzare insieme il futuro dell’Europa«.

»Come al termine del conflitto -continua- le parti politiche, pur su posizioni molto distanti tra loro, seppero trovare una sintesi dei diversi interessi attraverso la fase costituente che portò alla redazione della nostra Carta  Costituzionale (basata ampiamente su quei valori di libertà e giustizia che ispirarono la Resistenza e la lotta dei partigiani), anche noi dobbiamo essere oggi in grado di superare la grave crisi politica e sociale che caratterizza questi anni. La memoria di quelle esperienze tragiche -conclude Grasso- deve insegnarci a non rassegnarci all’accettazione di un passato disumano, dandoci la forza e la consapevolezza necessarie ad affrontare le sfide, individuali e collettive, del domani».

 

Franco Giustolisi, nei suoi interventi, ha sottolineato le responsabilità politiche e giudiziarie per i clamorosi ritardi con i quali sono stati celebrati i processi sulle stragi. E come oggi non si faccia nulla per eseguire le decine di sentenze all’ergastolo emesse dai tribunali italiani.

Sono seguiti gli interventi di Catiuscia Marini, presindete della Regione Umbria, in rappresentanza di tutte le Regjoni italiane, del procuratore militare di Roma Marco De Paolis, del presidente emerito della Corte cosituzionale ed ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick

L’evento è stato trasmesso in diretta dalla tv del Senato. Qui il video integrale.

 

Pavia, due appuntamenti il 14 aprile

io ho visto-presentazione a PV-1

Giornata pavese per Io ho visto. Due gli appuntamenti organizzati per il 14 aprile  dall’associazione culturale Il Demetrio.

La mattina, alle 10,15, l’appuntamento è all’Istituto Volta, in via Abbiategrasso 38 per parlare con gli studenti delle stragi nazifasciste e per ascoltare le letture di Beppe Soggetti.

Nel pomeriggio invece l’appuntamento è alle 18 alla libreria Clu, in via San Fermo. Ancora con le letture di Beppe Soggetti e, come la mattina, con il direttore della Provincia Pavese Pierangela Fiorani.

Empoli, 500 studenti commossi per il debutto teatrale

Cinquecento studenti allo spazio La Perla di Empoli per il debutto dello spettacolo tratto da Io ho visto. E’ stato il primo dei due appuntamenti organizzati dal Comune di Empoli in occasione della Giornata della memoria.

Lo spettacolo, adattato da Pier Vittorio Buffa e Maurizio Giammusso, è promosso dal comune di Prato e realizzato in collaborazione con il teatro Metastasio di Prato: cinquanta minuti durante i quali Pamela Villoresi interpreta i protagonisti di Io ho visto. 

In sala una di loro, Tosca Lepori, sopravvissuta alla strage del Padule di Fucecchio. Pamela Villoresi, dopo aver recitato la sua testimonianza l’ha portata sul palco tra gli applausi dei ragazzi.

La mattinata è stata condotta dal giornalista del Tirreno Mario Lancisi e si è conclusa con numerose domande degli studenti all’attrice e all’autore.

 

 

La cronaca del Tirreno

Le foto

Io ho visto in teatro, debutto a Empoli

Inizia a Empoli, martedi’ 28 gennaio, il percorso teatrale di Io ho visto.
Un percorso che nasce dalle appassionate interpetazioni di Pamela Villoresi. Una prima volta a Roma, in occasione della presentazione del libro alla libreria Fandango. Poi a Torino, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, Mestre, Varese, Oliveto Citra e, infine,  ancora a Roma a Piu’ libri piu’ liberi, l’attrice ha dato la propria voce ai protagonisti di Io ho visto trasmettendo agli spetttatori emozione e sgomento.
E’ da queste “letture” che nasce lo spettacolo. E nasce grazie all’impegno del Metastasio, il teatro Stabile di Prato, e del suo direttore Paolo Magelli che ha dato la supervisione alla produzione. I testi sono stati adattati da Pier Vittorio Buffa e Maurizio Giammusso.

In un’ora Pamela Villoresi interpreta i racconti di molti  protagonisti del libro. Racconti inseriti nella trama storica degli anni della guerra in Italia: dallo sbarco in Sicilia ai giorni della Liberazione.
Per la prima volta dello spettacolo teatrale “Io ho visto” il comune di Empoli, che ha organizzato la giornata nell’ambito delle celebrazioni per la giornata della Memoria , ha previsto due appuntamenti, tutti e due allo spazio La Perla, in via de’ Neri 5.

Il primo, alle 9,30, dedicato agli studenti della citta’. Prima e dopo lo spettacolo brevi interventi e domande degli studenti con il coordinamento del direttore del Tirreno Roberto Bernabo’.

Il secondo, alle 21, aperto alla cittadinanza e con un intervento del presidente dell’Aned della città, Andrea Bardini. Sarà sempre presente Pier Vittorio Buffa.
io_ho_visto_600x

Consegnato ad Arbasino e Buffa il premio Onofri

Cerimonia di consegna del XIV premio Sandro Onofri, lunedì 16 dicembre, alla Casa delle letterature.
La giuria, composta da Nicola Fano, Maria Ida Gaeta, Filippo La Porta, Antonio Pascale e Vito Teti ha assegnato all’unanimità il premio all’autore e al libro dell’anno 2013 a Io ho visto. Gli altri due finalisti, a cui è andata la emnzione speciale della giuria, sono stati Sergio Nazzaro con Castel Volturno – Reportage sulla mafia africana (Einaudi) e Marco Albino Ferrari con La via del lupo – Nella natura selvaggia dall’Appennino alle Alpi, (Laterza).

Ad Alberto Arbasino è stato conferito il premio alla carriera 2013.

La cerimonia è stata condotta da Maria Ida Gaeta, i premi sono stati consegnati dall’assessore Assessore alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica del Comune di Roma, Flavia Barca.

Nicola Fano ha letto le motivazioni del premio a Io ho visto.

IMG_1540

IMG_1547

IMG_1551

 

Io ho visto vince il premio Sandro Onofri

Io ho visto ha vinto la XIV edizione del premio Sandro Onofri per il reportage narrativo. Il premio alla carriera 2013 è stato conferito ad Alberto Arbasino. La premiazione lunedì 16 dicembre alle 18, alla Casa delle letterature di Roma, in piazza dell’Orologioonofri

Pamela Villoresi a Più libri più liberi

Performance di Pamela Villoresi a Roma. durante la iera della piccola e media editoria, Più libri più liberi.

L’8 dicembre, giornata di chiusura, nella sala Diamante l’attrice ha recitato con grande passione alcune delle storie di Io ho visto.

Ha concluso la con il racconto della strage di Sant’Anna di Stazzema di Cesira Pardini. Dieci minuti di intensa interpreatzione di fronte a un pubblico ammutolito e commosso.

A presentare il libro, insieme all’autore, l”editore Andrea Palombi.

_DSC6569 _DSC6571