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“Non volevo morire così” in libreria dal 6 aprile

Non volevo morire così, di Pier Vittorio Buffa (Editore Nutrimenti, in libreria dal 6 aprile), è, come si legge nella quarta di copertina, una “Spoon River di Santo Stefano e Ventotene, le due piccole isole del Tirreno culle dell’idea d’Europa e della Costituzione italiana”. Le guide scelte da Buffa sono gli uomini che sulle due isole sono stati segregati. “A Santo Stefano gli ergastolani morti nel carcere e in parte sepolti sull’isola: storie sconosciute di chi ha scontato anni e anni di reclusione e vissuto rivolte, fughe, violenze, ingiustizie. A Ventotene i confinati che hanno lottato contro il fascismo, per la libertà, per la nascita di un’Italia libera e democratica, ma che non hanno potuto vedere il frutto del loro sacrificio”.

Nel libro, al quale Emma Bonino ha scritto la prefazione, si fa la conoscenza con personaggi come il comunista calabrese Rocco Pugliese, ucciso dai secondini dell’ergastolo di Santo Stefano o come il partigiano greco Giorgio Capuzzo che aveva combattuto contro gli italiani. Le loro storie sono precedute dal numero di matricola di ciascuno e da un distico che, come spiega Buffa “racchiude i possibili ultimi pensieri, quelli che nessuno sa se si riescono davvero a fare prima di morire”.

Gli anni del confino di Ventotene, quelli in cui presero forma l’idea di Europa e la futura Costituzione italiana, li raccontano, tra le altre, le storie di Mario Maovaz, il giellista triestino bibliotecario del confino. Dell’anarchico Gigino lo Stipettaio (si narra che nel sottofondo di un suo mobiletto sia uscita dall’isola una copia del Manifesto per l’Europa). Di un altro anarchico poi morto in un lager, Giovanni Domaschi. Uomini che, insieme ai futuri protagonisti dell’Italia democratica, hanno lottato, studiato, fatto politica.

“È per tutto questo”, conclude Buffa, “che a Santo Stefano e Ventotene si incrociano i destini dell’Italia, dell’Europa e delle migliaia di uomini costretti a viverci. Con loro rileggiamo i grandi fatti della storia come in una lente di ingrandimento per cogliere particolari sfuggiti o ignorati, rivedere giudizi stereotipati”.

da “L’Espresso”, 4 aprile 2017

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L’armadio della vergogna senza fine

stragi

La morte di Franco Giustolisi

130908_DSC5058Franco è stato per me molto di più di un amico e di un collega.

L’Espresso mi ha chiesto di ricordarlo e io l’ho ricordato così, con un articolo scritto sull’Iphone davanti alla camera ardente, poche ore dopo che se ne era andato. L’ho lasciato così come l’ho scritto in quei minuti

Franco Giustolisi se n’è andato come avrebbe voluto. Combattendo fino all’ultimo per quello in cui ha creduto per una vita. Nella stanza dove lo hanno curato c’erano libri, fogli con appunti, un dizionario e l’inseparabile “Settimana enigmistica”.
Con me, che con lui ho iniziato a lavorare più di trent’anni fa e ho scritto due libri, le sue ultime parole, che sapeva essere di commiato, erano rivolte al futuro. “Pier Vittorio, prendi in mano tu…” Si riferiva a un’iniziativa per parlare della cosa a cui ha dedicato vent’anni di passione professionale, politica e civile…

il testo integrale sull’Espresso

Conclusa la mostra Maremma per terra

Lo scorso sabato 30 giugno si è conclusa, a Magliano in Toscana, la mostra Maremma per terra. Alle foto e alla mostra ho dedicato un sito. Eccolo

Maremma per terra a Magliano in Toscana

Sabato 23 giugno inaugurazione di Maremma per terra, alla Galleria Arti in Corso di Magliano in Toscana (GR).

In un sito dedicato le foto, le informazioni, la rassegna stampa

www.maremmaperterra.it

Sergio Segio e l’intervista a Genova

Domenica 13 maggio 2012 da Lucia Annunziata, nella trasmissione “in 1/2 h” si parla di terrorismo, dei “nuovi terroristi”. Ci sono la figlia di Guido Rossa, la deputata del Pd Sabina, e l’ex leader di Prima Linea Sergio Segio (omicidi di Emilio Alessandrini e Guido Galli). Si analizza il ferimento di Roberto Adinolfi, si cerca di capire chi sono i terroristi del Fai.

Segio a un certo punto (minuto 22:30) fa un lungo inciso citando lungamente l’intervista di Salvatore Genova.  Un po’ ardito tornare a quelle vicende per parlare dell’oggi ed è difficile sintetizzare. Ma mi pare valga la pena ascoltarlo

Al Festival di Perugia

A Perugia per il festival del giornalismo. Modero un workshop su Cronaca dell’emergenza e giornalismo partecipativo

Ecco il programma

Dopo trent’anni la verità sulle torture

Trent’anni fa (a sinistra la copertina del 1982) lo avevo scritto per l’Espresso grazie alla testimonianza di due poliziotti coraggiosi. Il magistrato che mi interrogò più che sapere la verità voleva farci stare zitti e mi mise in prigione per due giorni. Poi i poliziotti che avevano parlato con me confermarono tutto al giudice, ma non servì a niente, l’inchiesta negò tutto, il governo disse che erano falsità giornalistiche, la polizia si chiuse a riccio emarginando i poliziotti che parlando con me con Luca Villoresi, di Repubblica, avevano denunciato il comportamento illegale dei loro colleghi.

Oggi ho incontrato uno dei poliziotti di allora, quello che per le torture fu arrestato. l’ex commissario Salvatore Genova. Ne è nato un lungo articolo per l’Espresso che dimostra una cosa molto semplice. Allora avevano ragione i poliziotti che avevano raccontato le torture ai giornalisti e aveva torto lo Stato che coprì se stesso e i suoi uomini, ordinò e poi avallò la tortura come strumento di interrogatorio di detenuti.

L’articolo per l’Espresso

La videointervista a Salvatore Genova

Rognoni in parlamento nega tutto

Gli articoli dell’Espresso del 1982