Archivio Mensile: novembre 2018

A Formia con “Incontri e confronti” e il Pd

Due attori di Formia sono andati a Santo Stefano e lì, davanti, al vecchio ergastolo, hanno letto alcune pagine di Non volevo morire così. Così la loro performance è diventata il clou della presentazione organizzata, il 16 novembre, dall’associazione “Incontri e confronti”  nell’aula magna del liceo classico Vitruvio Pollione della cittadina da cui si salpa per andare a Ventotene e Santo Stefano.

Il presidente  di “Incontri e confronti”, Giancarlo De Filippo, dopo aver introdotto l’evento, ha dato la parola è stato al segretario del Circolo del Pd “Giuseppe Piancastelli – Giuseppe  Diana” di Formia, Francesco Carta. Carta ha spiegato la situazione dell’isolotto e delle strutture dell’ex ergastolo dell’isola di Santo Stefano e dell’ex ergastolo. Le foto che hanno accompagnato le sue parole mostrano l’abbandono e il degrado dell’intera struttura. E dimostrano quanto sia urgente intervenire per preservarla.

 

E’ stata poi la volta di studenti del liceo che, preparati dalla professoressa Nadia Fracaro, hanno letto alcuni passi del libro. Hanno scelto tra i distici che introducono le storie dei singoli personaggi protagonisti di Non volevo morire così.

E’ stata poi la volta dei filmati girati sull’isola di Santo Stefano. Paolo CrestaMaurizio Stammati leggono due interi capitoli, quelli che raccontano le storie di Pasquale De Pascalis e Rocco Mediati, tutti e due morti in carcere.

Ha infine preso la parola Pier Vittorio Buffa. Ha parlato del libro, di come è nato, di come ha raccolto notizie e informazioni, delle storie che vi sono raccontate. E si è soffermato, in particolare, sul valore che hanno oggi le vite degli uomini e delle donne che, più di 70 anni fa, hanno dato tutto se stessi per combattere il fascismo e lottare per un’Italia libera e democratica.

(video e foto gentilmente concessi dal Pd di Formia)

 

Vicenza, cancellata la parola nazisti

A Vicenza hanno cancellato un pezzo di storia del nostro paese. Nell’anniversario dell’Eccidio dei Martiri, dieci uomini fucilati dai nazisti per rappresaglia, la giunta comunale di centro destra ha deciso di non chiamarlo più “eccidio nazifascista” ma “eccidio compiuto dalle truppe di occupazione”. E dal manifesto per l’anniversario è spartita anche la parola “Resistenza”. Questo, dicono, in nome della memoria condivisa. “Abbiamo agito nel rispetto di quello che è accaduto, delle vittime che ci sono state da entrambe le parti”, ha detto il sindaco. Ma lì non c’erano vittime di “entrambe le parti”.
C’erano i soldati con la croce uncinata, SS e non SS, che uccidevano uomini, donne e bambini inermi. Per seminare terrore, per creare il vuoto intorno a sé. Accanto a loro i soldati della Repubblica sociale, che guidavano per le valli e uccidevano con la mascherina in volto per non farsi riconoscere dai compaesani.
Parlare di “entrambi le parti” per creare una memoria condivisa equivale a mettere sullo stesso piano le guardie di un campo di concentramento e i prigionieri che venivano sterminati nelle camere a gas.
La storia non si può adattare a proprio piacimento. E chiamare le cose con il proprio nome serve a non perdere la memoria, a ricordarsi che l’uomo è capace di commettere nefandezze, che la perdita della ragione è sempre dietro l’angolo.
A Vicenza non ci fu una battaglia tra truppe regolari con perdite da “entrambe le parti” ma una rappresaglia a freddo contro 10 detenuti dopo un attentato partigiano che non provocò morti (così L’Atlante delle stragi nazifasciste).
Grazie al Giornale di Vicenza per aver dato la notizia e a Gian Antonio Stella per averne parlato sul Corriere della sera.