Archivio Mensile: febbraio 2018

Un sabato da dimenticare e da ricordare

manRomaUn sabato da dimenticare e da ricordare.

Da dimenticare perché ha dato una visione plastica di quello che sta succedendo in Italia. Stanno salendo l'odio e la rabbia. E stanno salendo vestendosi con l'abito più a portata di mano che c'è, quello del fascismo. Lo stesso fascismo dell'olio di ricino, delle leggi razziali, del delitto Matteotti. Dice il capo di Casa Pound Simone Di Stefano: "Il fascismo è una dottrina politico sociale che non è esattamente una dittatura... non vogliamo sopprimere la democrazia... Il fascismo non lo rinneghiamo". Ma poi aggiunge: "Se i traditori della nazione faranno lo Ius soli voleranno le sedie in parlamento e li andiamo a cercare alla buvette".

Fa male ascoltare affermazioni del genere. Fa male a noi nati dopo il fascismo e che ne abbiamo solo letto. E fa male soprattutto a chi il fascismo lo ha vissuto direttamente sulla sua pelle o su quella dei suoi cari.

Delle storie storie di più di 70 anni fa non bisognerebbe più parlare, dovrebbero far parte del vissuto di tutti noi. Ma sembra proprio che non sia così. E allora torniamo indietro nel tempo e facciamo un esempio per tutti così da non dimenticare a cosa ha portato quella "dottrina politico sociale". A Sant'Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, il 12 agosto 1944, salirono le SS a uccidere 560 persone. Con loro, a fargli da spalla e da guida, numerosi fascisti collaborazionisti della zona. Così vigliacchi da uccidere a volto coperto. Ha ricordato una sopravvissuta, Cesira Pardini, che quel giorno perse la mamma, due sorelle, una nonna, quattro zie e cinque cugini: "Gli occhi dell’uomo che ha sparato alla mia mamma non li ho potuti vedere. Aveva la divisa da tedesco e la faccia coperta da una di quelle retine che fanno sembrare mascherati... Non ha parlato perché non poteva, l’avremmo riconosciuto tutti, sennò. Era italiano". Poco più di dieci giorni  dopo, dall'altra parte della montagna, un centinaio di brigatisti neri  parteciparono attivamente alla strage di Vinca, 174 morti.

Ma questo è anche un sabato da ricordare perché a Roma ha visto in piazza, insieme, buona parte di chi contro questi disvalori combatte da sempre. Pezzi di una sinistra sempre più divisa hanno sfilato per le strade scandendo gli stessi slogan, cantando le stesse canzoni. Non è stato certo un passo verso un'unità al momento inesistente. Ma una piccola prova che, cercando quello che unisce invece che quello che divide, si potrebbe costruire meglio il futuro e tenere lontani razzismi, violenze e fascismi.

 

Punt e Mes

punt_e_mes_carosello_Il sapore di questa campagna elettorale è, per me, come quello del Punt e Mes, il vermouth che piaceva a mio nonno. Da bambino ci appoggiavo le labbra e assaggiarlo adesso mi riporta al passato. Il passato dell'Italia proporzionale in cui ciascuno votava il proprio partito e poi aspettava che i leader delle singole formazioni decidessero quale governo dare all'Italia.

In questo 2018 stiamo andando alle urne un po' così. Voteremo il partito preferito, ascolteremo i risultati e, a meno di una clamorosa vittoria dello schieramento di centro destra e secondo tutti i sondaggi resi pubblici, dovremo aspettare che il presidente della Repubblica faccia le consultazioni, dia l'incarico eccetera eccetera. Con la probabilità che il risultato del voto porti a una "grande intesa" e alla spaccatura della coalizione che, stando sempre ai sondaggi, uscirà dalle urne come la più forte, il centro-destra. Mi riferisco all'ipotesi, per nulla remota, di un governo con Pd, e alleati, e Forza Italia. O anche ad alleanze più stravaganti.

Quello del Punt e Mes, come tutti i sapori che ciascuno di noi percepisce come antichi o legati alla propria infanzia, è un buon sapore. E quindi non necessariamente quello che avremo a primavera sarà un cattivo governo. E' però quasi sicuro che non sarà un governo scelto consapevolmente dagli italiani: contro ogni aspettativa e desiderio degli ultimi decenni, contro quel bisogno di stabilità e corretto rapporto elettori-eletti che andiamo inseguendo. Ed è questo il retrogusto amaro che, come lo ha il Punt e Mes, avrà l'epilogo di questa stagione elettorale.

Per questo c'è da augurarsi che la maggioranza che si formerà nel prossimo Parlamento metta nei primi punti del proprio programma la ricerca di un vasto consenso per varare una legge elettorale capace di dare queste garanzie. Altrimenti il Punt e Mes non lascerà mai il posto a qualcosa di più dolce e moderno.

L’appuntamento di Bruxelles

Il 24 gennaio l’appuntamento era all’Istituto di cultura italiano di Bruxelles. A Rue de Livourne il direttore Paolo Grossi aveva organizzato una presentazione di Non volevo morire così. Un’occasione per parlare, nella capitale dell’Unione europea, di quella fucina di idea di Ventotene da cui uscì, a guerra mondiale da poco iniziata, quel Manifesto che sarebbe stata una delle basi teorica della futura Europa.

A discuterne di fronte a un pubblico attento, insieme allo stesso Grossi e all’autore, c’era la parlamentare europea Silvia Costa, per due anni e mezzo presidente della Commissione cultura dell’Europarlamento. Si è parlato di Spinelli e del confino, di segregazione e detenzione. E si è parlato anche del futuro delle due isole. La Costa ha sottolineato l’importanza del progetto per il recupero del vecchio ergastolo che è in fase di avvio. “Sarebbe davvero importante che nella struttura che sarà”, ha detto tra l’altro, “si parli di Europa ma anche di carcere e detenzione. E che ci sia qualcosa che ricordi quello straordinario direttore dell’ergastolo che fu Eugenio Perucatti”.

Una bandiera di 10.000 anni fa

cheddar manQuesta testa è di un inglese di 10.000 anni fa. L'hanno ricostruita gli scienziati partendo dal Dna del cosiddetto Cheddar man, un fossile umano trovato un secolo fa nel Somerset, Inghilterra sud occidentale. Ha la pelle nera, i capelli ricci, gli occhi azzurri e una forma del volto del tutto peculiare. Da lui, dicono gli scienziati, discendono almeno il 10 per cento degli inglesi di oggi, con la pelle bianchissima.

Ma la pelle bianca di oggi? Da dove viene? Sarebbe arrivata dopo, molto dopo il Cheddar man. L'ipotesi più probabile è che la pelle si sia "scolorita" per assorbire meglio i raggi ultravioletti e quindi produrre la vitamina D. Quindi stesso albero genealogico ma colore della pelle diverso.

Facciamo allora di questo nostro antenato di 10.000 anni fa una sorta di bandiera.

Una bandiera da sventolare in faccia a chi divide l'umanità in razze e a chi utilizza il colore della pelle per seminare violenza e odio.

per approfondire:
UCL - London's Global University
National Geographic
The Guardian
Huffington Post Italia